mercoledì 16 aprile 2008

ciao a tutti,
mi scuso se l'intervento non è didattico ma ho urgente bisogno:
siccome quest'anno spesso ci sono due week end in un mese, anche per il mese di maggio mi trovo costretta a scegliere a quale week end venire.visto che il 22-23 maggio ci sarà ancora l'enneagramma volevo chiedere se qualcuno ha intenzione di venire.scusate ma ho bisogno di chiedere cambi e prendere ferie al lavoro, perciò se tutti fate l'intensivo di oliviero prendo le ferie per il 30-31-1.
vi chiedo se è possibile farmelo sapere al piu presto, anche domani
che prima mi organizzo meglio è!
Questo week end non ci sarò.....m dispiace molto anche perchè la volta scorsa mi siete mancati molto...
un abbraccio forte a tutti
e grazie della collaborazione!
francesca

lunedì 14 aprile 2008

08 – 09 Marzo 2008. Michele Cavallo
E’ l’otto marzo: Umbe omaggia le donne con delle bellissime rose bianche. La convenzione per la festa è un legame davvero fragile, ma c’è qualcosa che sorprende; sono rose e non mimose, sono belle e bianche. Umberto ha fatto una sequenza di azioni per arrivare al dono: è uscito, è andato dal fioraio, ha scelto il tipo di fiore, il colore, ha pagato ecc..Ha fatto tutto questo sul NIENTE, in modo gratuito e spinto da qualcosa che ha a che fare con il nostro corso di counselling: è un atto sociale, è un modo per dire “Io faccio parte della società!!”.
Le rose sono un ponte verso la possibilità di restare parte sociale. Si potrebbe dire che la mediazione artistica è proprio questo: RENDERE INDIVIDUALE, ARTISTICO UN ATTO SOCIALE, dare un senso personale all’atto. Le rose sono un atto estetico, artistico.
Un dono è tanto importante quando non risponde ad una necessità, ad un bisogno. Il dono è dare quello che non si ha, fare qualcosa che non è previsto. Anche Michele in qualche modo parlando delle rose e non seguendo la scaletta che si era preparato, ci ha fatto un dono: ha rischiato di affrontare un tema che poteva non portare o non fare risuonare niente al gruppo.

LA FOTOGRAFIA
C invita un U ad inventare un gioco di movimento partendo da un pezzo musicale composto nella prima parte da una sequenza di rintocchi a ritmo disomogeneo, nella seconda parte da una semplice melodia, per poi riproporre la sequenza di rintocchi iniziali.
Ad ogni rintocco un utente si posiziona davanti al gruppo come se aspettasse che gli venga scattata una fotografia di famiglia (al primo rintocco il primo u. parte; al secondo rintocco il primo u si posiziona e parte il secondo u; al terzo rintocco il secondo u si posiziona e parte il terzo u e così via).
Lo spazio dove si crea la foto deve essere ristretto per rendere il gioco sufficientemente difficile.
Chi propone il gioco deve essere direttivo e non deve suggerire alcuna immagine che potrebbe condizionare la scelta dei singoli; deve creare vincoli e costrizioni “è il teatro che dà vincoli e costrizioni”. Apparentemente il C non deve lasciar spazio alle soggettività degli U i quali devono concentrarsi su quello che fanno e non su ciò che proiettano di sé.
Quando tutti i soggetti sono posizionati e “la foto è stata scattata”:
1) Nella parte melodica del brano, i soggetti fanno un passo avanti spostandosi in un altro spazio circoscritto, nel quale rappresenteranno il personaggio che hanno scelto di essere nella foto con comportamenti verbali e/o non verbali. I personaggi potranno interagire;
2) In un secondo momento il C può invitare un U ad uscire dalla foto, per guardarla da fuori. Può anche scegliere di mettere al suo posto un’altra persona, per osservare l’immagine dall’esterno e dire cosa gli fa risuonare ciò che vede, la posizione che ha assunto lui ecc;
3) Ancora i singoli U. a turno possono uscire dalla foto, e far dire ad ogni personaggio una frase che gli viene in mente. I protagonisti ripeteranno in sequenza le parole proposte dal regista.
Dopo ogni passaggio del gioco, il C inviterà tutti ad esporre le proprie risonanze nel compiere le azioni e nel sentire gli altri mentre recitano e commentano.
In base alle esigenze del momento, il C può decidere di terminare il lavoro con “toni bassi” se si ha sufficientemente tempo per sviluppare eventuali risonanze e vissuti, o chiudere in modo giocoso se si deve interrompere per le pause o perché termina il laboratorio.

GIOCO
Il gruppo in cerchio circoscrive un “tappeto tondo musicale”: a suon di musica composta da un alternarsi di strumenti musicali, gli U entreranno dentro il cerchio e produrranno un movimento isomorfo al suono dello strumento che rappresentano. Quando finisce il proprio suono, l’U corrispondente ritorna in cerchio. Va quindi prima esaminato bene il brano e deciso quale U darà il movimento ad ogni strumento. E’ chiaro che possono essere anche due gli U che rappresentano un singolo strumento.
Durante l’esecuzione il C può invitare il gruppo ad amplificare i propri movimenti, ad interagire fra loro ecc…

09/03/08
Elenchiamo tutta una serie di sensazioni corporee dimenticandoci completamente ciò che sappiamo di anatomia e fisiologia.
Freddo, caldo, prurito, vertigine, rigidità, morbidezza, trattenere, fame, sete, rilassamento, suoni, ritmo, eccitazione, crescere, decrescere, dolore, spasmo, pressione da colpo, batticuore, conato, brivido, espulsione, formicolio ecc…
Usiamo le sensazioni corporee come le lettere dell’alfabeto che creano una parola e le frasi. Sensazioni corporee come mattoncini della nostra esperienza; le emozioni sono il fraseggio. Il C ci invita a riascoltare il brano del giorno prima con la visione delle sensazioni corporee alla base dei movimenti. Ogni suono può essere rappresentato da specifiche sensazioni fisiche.
Noi pensiamo in tre modi
· con le parole, pensiero proposizionale
· col corpo, pensiero cinestesico
· con le immagini
In tutte e tre le forme c’è la mente, il corpo e le immagini.

GIOCO
C invita tre U ad eseguire un movimento corporeo ascoltando un suono e pian piano da indicazioni più precise; ad esempio fa interagire i tre, fa amplificare il movimento, invita i tre U a modificare costantemente il movimento affinché non diventi uno stereotipo. Ancora invita gli attori a immaginarsi una scena da rappresentare con gli altri chiaramente senza parlare. Nel nostro caso potremo essere tre amiche, due di loro triangolano la terza che non sa a chi dar ragione. Potrebbero essere marito e moglie ed un terzo incomodo, marito, moglie e un figlio ancora una volta strattonato dai genitori ecc.. In questo modo si costruisce un canovaccio teatrale. Molta attenzione deve essere posta dal C e dal resto del gruppo a non anticipare le emozioni provate dagli attori.
Importante un brainstorming in cui tutto il gruppo esprime le emozioni provate e le proprie risonanze nel fare gli attori o gli spettatori.

Il corpo ha la sua sintassi fatta di REGOLE e STRUTTURA. Per lavorare sul corpo bisogna partire dalle singole sensazioni fisiche, da quelle precedentemente denominati mattoncini; messi assieme questi ultimi costruiscono le parole.
Un bravo scrittore, un ottimo musicista, dovrebbero mettere insieme i tre tipi di pensiero: cinestesico, delle immagini e proposizionale (pensiamo a Kafka).
Quando ci mettiamo in relazione con un'altra persona è come se ci mettessimo davanti ad una nuova melodia: guardiamo i singoli elementi (crescendo, decrescendo, freddo, tremore ecc..) per poi risalire ad una grammatica ed ad una struttura specifica. E’ importante ed essenziale ricordarsi che OGNI PERSONA HA UNA SUA GRAMMATICA E UNA SUA STRUTTURA. IL C DEVE METTERSI DAVANTI AGLI ALTRI CON L’IMPOTENZA DI NON SAPERE.
Noi esseri umani cerchiamo di NON ARRIVARE MAI perché E’ IMPORTANTE RESTARE IN CAMMINO. Mai raggiungere il fine, mai ottenere ciò che si desidera. E’ un gioco!!!! (Io Marcella chiamo da tanto tempo questo gioco “il mio modo di prendermi per il culo”. Fingere che è essenziale imparare sempre qualcosa di più, diventare sempre più competente, andare sempre oltre, ma la verità è che in questo modo sono, almeno in parte, distratta dal buio).




GIOCHIAMO CON LE MASCHERE NEUTRE
C fa indossare le maschere a due U che non l’hanno mai messa e li mette uno di fronte all’altro. Gli dà il mandato di esprimersi con l’alfabeto del corpo ciò che ognuno sente.
Aggiunge un'altra coppia: una persona di ogni coppia, oltre ad avere la maschera, è anche bendata. Il mandato resta lo stesso. C può aggiungere la musica, degli altri stimoli ecc..
Brainstorming di chi ha lavorato e di chi ha osservato.
Il C può scegliere altri U e dar loro diversi mandati: uno dovrà muovere solo una mano in maniera lentissima, muoversi in modo isomorfo ad una melodia.
La maschera neutra cambia la percezione del corpo, sottrae la faccia e per amplificare tale effetto, si usa la benda negli occhi.
Per qualcuno usare la maschera è liberatorio (“mi libero del mio corpo, della mia faccia”), per altri può avere altri effetti. Se si utilizza per lungo tempo la maschera, chi la indossa sentirà molto di più il proprio corpo; ancora la maschera modifica anche il movimento di chi la indossa.
C invita quest’ultimo ad ascoltare dei suoni e a muoversi in maniera isomorfa prestando molta attenzione alle sensazioni corporee. E’ importante che non si tocchi la maschera durante l’esecuzione dei giochi perché in questo modo si annulla la maschera stessa.
Ancora C può invitare l’attore ad amplificare un movimento, ha rallentarne un altro, può abbassare o aumentare la musica in sottofondo, può inserire nella scena un oggetto (dei guanti, un cappello, un fiore ecc..).
La maschera può amplificare e far risaltare delle cose di un U che non si vedrebbero, altre volte può solo sottolineare ciò che gia è palese.
Brainstorming di chi ha lavorato e di chi ha osservato.
Perdonatemi ma stavolta gli appunti sono caotici..sono stanca!!baci a tutti marcella