martedì 12 febbraio 2008

invito a collaborare ad artiterapie

Ciao a tutti vi invio in anteprima una ricerca iniziale sui siti on-line di arteterapia di lingua francese da pubblicare sul sito della rivista "nuove artiterapie".

Mi serve la vostra collaborazione sia per la rivista cartacea che on-line. Scrivete, create, recensite, informate.

Se vi servono consigli :-) scrivetemi.

Un abbraccio a tutti

Oliviero


NOTIZIE IN RETE DALLA FRANCIA

a cura di Giulia Basili

ARTITERAPIE IN FRANCIA

Dagli anni ’70 i laboratori di creatività hanno cominciato ad essere presenti in alcuni servizi psichiatrici francesi. Malgrado l’offerta sempre maggiore di corsi di formazione (circa 80), suddivisi tra corsi universitari e corsi presso istituti e associazioni, l’arte-terapia non è ancora riconosciuta come professione in Francia. I diplomi esistenti non sono diplomi statali ma provengono comunque da istituti che beneficiano di un riconoscimento nell’ambito professionale.

In Europa solo in Inghilterra la professione di arte-terapeuta è stata riconosciuta dal servizio di sanità pubblica (1997), mentre in Francia come in altri paesi europei non esiste ancora un riconoscimento ufficiale.

Attualmente l’arte-terapeuta comincia ad esercitare nell’ambito psichiatrico, in alcuni centri medici psicologici, nei centri per i diversamente abili, nel reinserimento e in altre strutture socio-culturali. Ha ancora difficoltà a contrassegnare la sua identità rispetto a professioni parallele come l’ergoterapia, la terapia occupazionale e la psicomotricità

Nel 2006 il Centro nazionale di Danza di Pantin Cedex nel presentare i corsi di formazione in arte terapia ha parla di un’espansione dell’arte-terapia e di quelle discipline ad essa legate, come la psicopatologia dell’espressione, l’arte-terapia espressiva, la terapia mediatica e la psicoterapia espressiva. Gli arti-terapeuti vengono anche chiamati in diversi modi: animatore di laboratorio espressivo, animatore terapeuta di laboratorio a mediazione espressiva, somato-terapeuta. Questo fa sperare in un’evoluzione e trasformazione piuttosto rapida delle varie competenze di questa professione.

Navigando nei siti francesi ho trovato molti riferimenti interessanti che trattano delle arti terapie, alcuni più recenti e molti di qualche anno fa. Il campo è ancora nuovo e in fase di sperimentazione e solo da una decina d’anni si parla veramente di arte-terapia in Francia.

Un blog di recente creazione (16/1/2008) è quello di “Art-thérapie”, che ha al suo attivo già 24 articoli.

Nel blog compaiono diverse voci: 1.Rubriche (dove si trovano le news di arteterapia, gli articoli inviati dagli utenti e selezionati da un gruppo di moderatori, un forum dove si possono commentare sia gli articoli, sia porre domande, una galleria fotografica con immagini significative dei vari corsi artistici, e infine estratti di video, un ampia bibliografia e gli stages; 2.Commenti; 3.Video recenti, e 4. I Favoriti (ossia i link di associazioni amiche e i centri di studio e di formazione) dove con rinnovata sorpresa è presente un sito tutto italiano, Artelieu, Associazione Italiana Studi sulle Psicopatologie dell’Espressione e Arteterapia

Per quanto riguarda gli articoli in questa sezione ve ne sono presenti 5, il primo è un’introduzione all’arte terapia (J.P.Royol, Psicologo clinico), il secondo tratta della creatività dal punto di vista dell’artista, il terzo dal “Arte terapia: teoria e pratica di un nuovo approccio psicoterapeutico integrato” (Prof. Pasanisi) termina con un ampia bibliografia, poi c’è un’intervista a J.P. Royol che tratta dei limiti dell’arte terapia e infine l’ultimo dal titolo “Maschere in prigione” di L.Landman, racconta un’esperienza in un atelier per la preparazione di maschere per i detenuti minori della prigione di Port, in vista dello spettacolo dell’11 dicembre 2007. Il lavoro consisteva nella costruzione di una maschera per seduzione e una per proteggersi.

Nella sezione Favoriti sono presenti tutte le informazioni su corsi, scuole di formazione, annuari ecc. Un centro tra i più importanti e che ho ritrovato anche in altri siti sembra essere il PROFAC (centro di Psicologia applicata con sede ad Arles, il cui direttore è J.P. Royol autore dell’articolo citato in precedenza. In questo sito vengono pubblicizzati i vari stages di arti terapie, supervisioni, week-end contatto, in diverse città (Arles, Lione, Marsiglia, Montpellier)

link di riferimento:

http: artherapie.artblog.fr/home

http://www.artherapie.com/

Su un altro sito francese Passeportsanté.net alla voce Art-thérapie, è presente una nutrita rubrica con molti riferimenti, tra i quali anche i possibili effetti positivi dell’attività arte-terapeutica sulla salute di anziani o di malati tumorali. La probabile efficacia di questi interventi (così viene valutata) è documentata, anche se in minima parte, da almeno due studi clinici con una metodologia di buona qualità su un totale di almeno 100-150 soggetti. In questo sito curato dalla sezione Approcci integrati e prevenzione si concorda sul fatto che, benché ci siano ancora pochi studi scientifici sicuri sugli effetti positivi dell’arte terapia, esistono comunque dei riferimenti essenziali relativi alla sua efficacia. Soprattutto per migliorare la qualità della vita delle persone anziane, aiutare i malati colpiti da tumore, ridurre lo stato di stress e ansia e aiutare le persone colpite da schizofrenia.

Nel sito si trovano articoli d’interesse sull’arte-terapia, uno che tratta della pura emozione di linee e colori scritto da un’arte-terapeuta canadese la quale conferma come nel Québec il titolo di arte-terapeuta professionale sia al momento riservato?. L’arte-terapeuta possiede un master universitario in arte-terapia o una formazione universitaria equivalente riconosciuta dall’associazione degli arti-terapeuti del Québec.

Un altro articolo è di un medico che aiuta i malati gravi a trasformare la loro visione in opera d’arte, dal momento che l’atto stesso di creare costituisce un’energia di guarigione.

Infine un articolo del 2006 rivela come da studi effettuati da alcuni ricercatori americani l’arte-terapia sia di grande beneficio e consolazione in particolare per tutti i sintomi associati al cancro e al suo trattamento (dolore, ansia, nausea, depressione, difficoltà respiratorie…). Quasi tutti i sintomi, meno uno, la nausea, si sono attutiti attraverso l’attività artistico-terapeutica. Questi risultati permettono di inserire l’arte-terapia tra quelle medicine complementari e alternative in grado di portare sollievo ai pazienti.

Link:

Art-thérapie

www.passeportsante.net/fr/Therapies/Guide



ANCORA DALLA FRANCIA

L’ARTE-TERAPIA SULLE TRACCE DI VAN GOGH

Anche se del 2003, questo articolo vale la pena di essere menzionato per un’iniziativa a mio parere ricca di significato. A Saint Rémy, in Provenza, il monastero Saint Paul de Mausole viene in parte adibito a clinica psichiatrica per donne. Ogni anno circa 70.000 persone visitano questo capolavoro di arte romanica provenzale che ha accolto, tra l’altro, proprio il grande Van Gogh. Il pittore olandese vi ha dipinto più di 150 quadri. Dal 1995, l’associazione Valetudo, connessa alla struttura, fa prolungare il soggiorno nella clinica proponendo alle pazienti di partecipare ai laboratori di arte-terapia. L’intervista fatta a Jean-Marc Boulon, direttore medico della clinica e presidente dell’associazione vale la pena di essere riassunta

La struttura ospita soltanto donne per brevi soggiorni di circa un mese. Sono pazienti spesso depresse che hanno bisogno di rimettersi in piedi e viene quindi proposto loro di partecipare al laboratorio di pittura o anche a quello di musica. Gli artisti che conducono il laboratorio lasciano molta libertà alle pazienti di prendere familiarità con lo spazio, la luce, i pennelli, i libri. Se lo desiderano possono iscriversi all’associazione Valetudo ed avere la possibilità di partecipare ad ogni laboratorio e portare in camera pennelli, colori e cavalletti. Se lo desiderano le loro tele saranno esposte nella boutique del monastero che è visitata dai turisti. Recuperano così il 50% della vendita, mentre il restante 50% viene versato all’associazione.

In genere le pazienti riproducono opere d’arte e motivi figurativi, mentre c’è poca espressione astratta, dal momento che non è presente una concettualizzazione. Ogni anno proponiamo alle pazienti di lavorare su un tema per un’esposizione temporanea. Quest’anno (2003) per i 150 anni della nascita di Van Gogh, hanno prodotto circa 160 quadri che rappresentano tante “risposte” a Vincent. Le tele vengono esposte per un mese e poi vendute alla boutique del monastero.

Se tornassimo indietro nel tempo, vedremmo come proprio in questo monastero tra il 1889 e il 1890 fu accolto Van Gogh. Il pittore olandese ebbe la fortuna di essere curato dal dottor Peyron, il quale, per le sue pratiche terapeutiche all’avanguardia per quei tempi, permise al paziente di disporre di una stanza per dipingere. Van Gogh produrrà più di 150 tra i più famosi e più belli. Un secolo e mezzo dopo il dott. Boulon attraverso la sua le case di riposo di Bearne hanno la particolarità di far coesistere, in edifici di grande valore patrimoniale, l’attività sanitaria con quella turistica.

Link:

www.interdits.net

vedere le foto sul link

LA RIVISTA ARTE-&-TERAPIA

Vorrei segnalare una rivista parigina diretta da Jean-Pierre Klein, psichiatra, presidente dell’associazione internazionale di terapia e di relazione d’aiuto a mediazione artistica e fondatore dell’INECAT (istituto nazionale di espressione creativa, d’arte e trasformazione).

In alcuni estratti dalle riviste precedenti sono presenti alcuni articoli che trattano di interventi di arte-terapia nella scuola e nel carcere e sul rapporto con gli adolescenti.

Il primo estratto “Imparare l’arte e imparare attraverso l’arte”, dai linguaggi estetici alla costruzione d’una parola istruttiva è di G. Boudinet, docente di scienza dell’educazione e tratta di un intervento artistico nella scuola. Partendo da due esempi, uno nell’ambito musicale e l’altro nelle arti plastiche ci si confronta, come primo approccio, con i determinanti del linguaggio interni all’elaborazione estetica, la retorica e la metafora. Sperimentare e cercare un linguaggio da cui si può apprendere, aperto alla costruzione dei saperi legati a ogni esperienza e al trasferimento delle competenze e avvicinare la strutturazione estetica a quella linguistica.

Il secondo estratto dal titolo “La creazione di immagini, una questione di azione” è di K. Hausammann, psicologa e psicoterapeuta, scultrice e tratta di un laboratorio d’espressione manuale (arti plastiche) nell’ambiente carcerario. Con la mediazione della pittura e del disegno si è cercato di lavorare all’interno di un centro penitenziario maschile. È emerso come all’interno di un luogo privo di attrattive estetiche e di intralcio al corpo, la funzione del bello nell’immagine ha giocato un ruolo importante sul piano di una ristrutturazione psichica. Il prodotto artistico sono in grado di rappresentare il corpo e sostenere il soggetto reso fragile nei suo tentativi di mantenere un senso positivo della vita e del rapporto con gli altri.

Un altro estratto dal titolo “Creazione teatrale e adolescenza disturbata, di J.M. Vives, psicanalista e regista teatrale, tratta di un’esperienza teatrale con ragazzi socialmente emarginati. Si è cercato di creare un gruppo di ragazzi tra i 17-21 anni presi da un quartiere cosiddetto “a rischio”. Il materiale clinico utilizzato è il prodotto di circa due anni di lavoro orientato ad utilizzare un’attività artistica e in questo caso il teatro come mediatore aveva lo scopo di tentare un reinserimento di questi giovani con grandi difficoltà sociali (tossicomani, prostitute).

Dell’ultimo numero “Clinica dell’arte-terapia”, mediazioni in arte-terapia, vol. 2, citiamo un estratto di E. Stone Matho, psicanalista e arte-terapeuta, su “Comprendere, coinvolgere e ricostruire le difese dell’io in arte-terapia, una messa in pratica della teoria psicanalitica dello sviluppo. Questo articolo presenta il ruolo e il funzionamento delle difese dell’io in arte-terapia, un soggetto poco trattato ma non di minore importanza nell’ambito clinico.

In questa rivista vengono inoltre segnalati eventi, convegni e pubblicazioni.

Tra gli eventi artistici ho trovato ricca di fascino l’idea di un’esposizione di un coreano Kim Sang Lan dal titolo “Nodo, annodatura”, simbolo culturale e pratica artistica.

Riassunto della recensione di F. Dingremont (Professore di Estetica)

Il tema del nodo è intrigante e ricco di simbologia. I Greci del periodo arcaico vedevano la morte come un filo che si annoda intorno all’individuo. Il trapasso è il momento in cui cessa il soffio vitale, l’essere strangolati rappresenta un’annodatura. Il nodo può apparire rapidamente come un pericolo, un tranello o una pesantezza da cui liberarsi sia mediante scioglimento, sia sezionamento. Lo scioglimento sarebbe promessa di liberazione, ossia guarigione, grazie ad esso potremmo raggiungere il sogno di una vita senza legami, senza pesantezza.

Questo concetto di leggerezza, non viene condiviso dalle culture dell’estremo oriente (Giappone, Cina, Corea). La pratica del nodo, come testimonia il lavoro dell’artista coreana Kim Sang Lang, non è solo un’arte tradizionale, ma anche un esercizio di liberazione.

Nella visione orientale la pratica del nodo è il segno dell’accettazione della curva e dello sviamento contro il concetto di linearità e verticalità da Platone in poi.

Il nodo è un’entità ambivalente. Annodare è in effetti creare dei legami. Se è uno strumento di predazione è però anche un mezzo di conoscenza e riconoscenza. La conoscenza è l’arte di collegare gli elementi. Il riconoscere significa cogliere i legami, riallacciare.

Link:

www.inecat.org (attualità e manifestazioni)

vedere le immagini

NOTIZIE BREVI

Da segnalare il sito della Federazione francese degli arti-terapeuti di Lione. L’ultimo convegno organizzato da questa associazione (2007) aveva titolo “Incontrare l’altro nell’arte-terapia”. La riflessione parte dal chiedersi se sia possibile esplorare la cultura nel senso più ampio (intellettuale, artistica, filosofica, politica, spirituale) nella sua dimensione relazionale. È possibile mirare ad un accompagnamento terapeutico senza avvicinarsi alla cultura dell’altro? La domanda è dunque quale sia il rapporto tra l’universale e ciò che è proprio di ogni cultura, tra il culturale e l’individuale di ciascuno all’interno della relazione terapeutica. Le varie mediazioni artistiche (pittura, musica, teatro, danza, scrittura, modellaggio) rappresentano un tipo di incontro possibile tra creazione artistica dell’arte-terapeuta e le varie fasi creative delle persone di cui ci si prende cura. Occorre infine tenere conto e riflettere su come accogliere il malessere e l’immobilismo di certi pazienti.

Questa rivista prevede anche uno spazio per le domande poste dai lettori. Mi sembra un modo intelligente e immediato per dare informazioni e chiarimenti.

Link:

www.ffat.free.fr

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LA SCUOLA DI ARTE-TERAPIA DI TOURS

Molto citata e presente anche in altri siti è l’associazione AFRATAPEM (associazione francese di ricerca e applicazioni tecniche artistiche in pedagogia e in medicina); questa ha come fine principale l’insegnamento e la ricerca in arte-terapia. Attualmente viene denominata “Scuola di arte-terapia di Tours” e si trova Saint-Cyr-sur-Loire. Per diventare arte-terapeuta occorre ottenere il Certificato di formazione teorica d’intervento specializzato in arte-terapia (formazione professionale) e il diploma universitario in arte-terapia, in tutto due anni di studio.

Nell’editoriale della scuola che esce una volta l’anno si trovano informazioni su ciò che concerne la scuola d’arte-terapia di Tours e l’arte-terapia in generale, le ultime ricerche e l’attualità. Diamo notizia di alcuni estratti: nel 2007 l’arte-terapia si distinguerà finalmente dalla psicoterapia e dalla psicomotricità. L’AFRATAPEM spinge affinché l’arte-terapia diventi pienamente una disciplina terapeutica e una professione paramedica riconosciuta. Ancora c’è molto da fare, soprattutto nello stabilire una regolamentazione della professione.

Nel 2006 è stato l’anno degli anniversari. L’AFRATAPEM compie 30 anni mentre il diploma universitario in arte-terapia ne compie 20. Se nel 1976 l’arte-terapia si scriveva tutto in una parola e rimaneva sotto la totale giurisdizione della psichiatria dell’epoca, l’AFRATAPEM e la facoltà di Medicina di Tours organizzarono nel 1986 il primo diploma universitario di arti-terapie in Francia. Parigi resisteva all’arte-terapia, il termine stesso veniva evitato. Dopo trent’anni di lavoro, la professione e denominazione si impongono: Arte-terapia e anche Parigi si è dovuta piegare!

Link:

http://www.art-thérapie-tours.net/

lunedì 11 febbraio 2008

I suoni nascosti della foresta
(tratto da : Carolyn Nilson , Team Games for trainers, McGrow-Hill, New Yoerk, 1993)

Molti anni fa un re decise di trasmettere a suo figlio la saggezza necessaria per diventare un grande sovrano. A questo scopo il re decise di mandare il principe da solo nella foresta con il compito di ritornare a casa esattamente dopo un anno e di descrivere i suoni che aveva percepito. Il figlio obbediente fece quello che il saggio padre gli aveva raccomandato, andò nella foresta ed ascoltò tutti i suoni che poteva cogliere. Tornò dopo un anno e raccontò con gioia al padre ciò che aveva ascoltato: le foglie frusciare nel vento e cadere per terra, il canto degli uccelli, il ronzio delle api, il frinire dei grilli e delle cicale, le corse degli animali grandi e piccoli, l’acqua gorgogliare negli anfratti delle rocce.
Il re non fu soddisfatto: si accigliò ed esortò l’amato figlio a tornare di nuovo nella foresta e ad ascoltare ancora e meglio, ed a tornare a casa solo quando avesse scoperto i veri suoni della foresta.
Così il ragazzo si recò di nuovo nel bosco, si sedette sotto i grandi alberi, si sdraiò sull’erba riflettendo sulla sua difficoltà a capire. Dopo molti giorni e notti, il principe cominciò a percepire una nuova consapevolezza di sé, realizzò che poteva tornare da suo padre a testa alta. Così il ragazzo corse a casa eccitato ed entusiasta per la sua scoperta. Si recò da suo padre e gli raccontò che era stato in grado di ascoltare le foglie degli alberi svegliarsi nella rugiada del mattino, il sono dei fiori silvestri mentre si aprivano e si chiudevano, lo stupore della terra mentre si esponeva ai caldi raggi del sole di mezzogiorno, il battito del cuore di migliaia di animali ed uccelli. Suo padre ne fu compiaciuto.
“Figlio mio - disse il re – ascoltare l’inascoltabile è una delle più importanti capacità di un grande sovrano. Bisogna saper ascoltare le gioie ed i dolori inespressi del popolo non solo con le orecchie ma con il cuore e con tutto il proprio essere. E’ facile ascoltare l’ovvio ed il superficiale, ma i regni duraturi sono fondati sull’ascolto dei suoni segreti intorno a noi e dentro di noi.
Hai appreso bene la saggezza della foresta ed il tuo compito nella vita”.
13° incontro
02/03/2008. Oliviero Rossi
Esiste una differenza netta fra avere delle aspettative e volere qualcosa. Quando si introduce un incontro di counselling o si inizia un lavoro con un cliente, è fondamentale che al C. sia chiaro questo perché non si creino false speranze. Mentre l’aspettativa è un desiderio passivo, la volontà mette in gioco azioni congruenti con quello che uno vuole. L’aspettativa è chiusura dentro se e porta spesso alla delusione; il C deve favorire il volere del cliente e far in modo che quest’ultimo metta in gioco azioni congruenti raggiungimento dell’obiettivo.
In pratica il C
1 Ascolta la domanda del cliente
2 Ridefinisce l’aspettativa facendola diventare volontà del U eliminando la sua deresponsabilizzazione
3 Facilita il processo di ricerca fino ad arrivare a contattare qualcosa che dipende dal cliente
Inoltre C deve restare nell’ambito della domanda del cliente senza allargare il campo di azione mantenendo il focus dell’intervento; lavora affinchè la resiliènza dell’U cioè la sua capacità di resistere ad eventi improvvisi senza crollare nella patologia incrementando quindi la sua soglia alla frustrazione, alle crisi, al dolore affinché possa convivere in modo attivo con la situazione che si è trovato ad affrontare.
Il C deve rimettere in moto le funzionalità del cliente gia in suo possesso, quelle stesse che e lo portano ad essere organismo attivo nella propria vita e nel proprio mondo.
Il cliente conosce sia il suo problema che le soluzioni; spesso il C si trova davanti ad un problema di deresponsabilizzazione delle risorse attive dell’U e deve far capire a lui che
SE NON METTE LE SUE RISORSE IN UNA RELAZIONE FUNZIONALE COL MONDO E’ DIFFICILE CHE IL MONDO GLI APRA LE BRACCIA.
Sono tre i perni essenziali nel processo di counselling:
1. la presenza
2. la responsabilità
3. la consapevolezza
tre elementi che sfumano uno sull’altro, ma che devono essere della stessa ampiezza (una buona metafora è quella di uno sgabello, il quale, per essere funzionale, deve avere tre piedi della stessa altezza).
1. Un organismo è vivo se è nel mondo e solo il fatto che un cliente sia davanti al C, significa essere presenti anche senza parlare; infatti il C può osservare nell’U il suo modo di respirare, il suo modo di sedersi, le sue posture in generale. Il C deve avere chiaro che gia solo il trovarsi davanti al cliente contiene tutti gli elementi della relazione; può lavorare sul qui e ora basandosi solo sulla presenza (che significato ha il tuo mordicchiarti le labbra? Che senso dai al tuo modo di tener le gambe in quel modo?).
Cosa emerge in figura nella relazione iniziale fra un C ed un cliente? E’ essenziale che il C si ponga sempre questa domanda.
Può emergere che quest’ultimo ha difficoltà a chiedere ( chiedere significa aver bisogno di qualcosa, ma se chiedi, rischi di non ricevere e quindi di restare deluso, incompreso, solo), o ancora ha delle aspettative verso il counsellor invece che voleri propri. Il C deve vedere l’OVVIO che il cliente non riesce a focalizzare; quando il C porta in figure l OVVIO, l’U può vederlo.

GIOCO
Ci si divide in due o tre gruppi i quali devono inventarsi una rappresentazione didattica di una relazione C/U che si è verificata all’inizio dell’incontro tenendo conto dei tre punti fondamentali: presenza, responsabilità e consapevolezza.
Giro di sentimenti e risonanze personali.

GIOCO
Esercitazione. Uno di noi svolge il ruolo di counsellor e un altro di cliente.
Riporto un frammento di esercitazione:
C- Come mai ti sei offerto a lavorare?
U- Perché normalmente non mi espongo.
C- Oggi quindi senti che c’è qualcosa di nuovo?
U- Sono più sereno.
In questo esempio si vede come il C si ferma esattamente su quello che c’è esattamente ora nella relazione; utilizza il QUI E ORA.
C- Ora come ti senti?
U- Bene anche se sento il cuore che batte forte, ma mi sento sufficientemente tranquillo. Un po’ imbarazzato rispetto a tutti loro che mi stanno intorno.
C- Come mai ti preoccupi tanto della presenza degli altri e non ti relazioni solo con me?
U- Perché non è normale parlare dei fatti propri davanti a tanta gente.
C- Ma io sono così poco interessante?
U- Anzi lo sei troppo.
C- Che effetto vuoi fare su di me?
U- Ma più che altro vorrei fare effetto su di me.
C- Sei venuto tu a chiedere aiuto!
U- Si, forse vorrei che qualcuno mi ascoltasse.
C- Cosa vuoi dirmi?
L’attenzione del counsellor deve essere viva rispetto alle posture, ai movimenti del cliente; si deve chiedere se è stato lui a portare un cambiamento nell’atteggiamento o nella posizione dell’U.
C- Come ti senti ora?
U- Schizzato!
C- Cosa ti fa risuonare della tua infanzia questa sensazione, questa emozione?

C- Cosa stai scrivendo?
U- Niente, ho disegnato una T.
C- Un segno così a me fa ricordare un ombrello. A te cosa ti riporta alla mente?
U- ma…una linea troncata…
C- Da cosa questa linea è stata troncata?
U- Dalle regole, dalle aspettative, dalla presunzione
C- E invece tu chi sei?
U- Una persona confusa, che sino a poco tempo fa non sapeva cosa voleva.

Ancora continua attenzione alle posture, come si protende o si allontana l’U. Il C monitorizza le sue sensazioni ed emozioni, cerca di capire se è accogliente, se c’è intimità fra lui e il cliente ecc…
Terminato il colloquio, entrambi gli attori del role play riferiscono al gruppo come si sentono ora, mentre il gruppo cerca di estrarre dal lavoro appena visto dei dati importanti nel condurre una seduta di counselling.
1 Fare molto attenzione alla relazione
2 Invitare spesso il cliente a riferire cosa sta provando
3 Ascoltare e osservare in ogni suo particolare l’U facendosi condurre dall’onda
4 Accettare di non sapere dove si sta parando
5 Chiedere al cliente il motivo per cui fa una determinata cosa (movimento, postura, silenzi,
respiro ecc…)
6 Aggiungere alla narrazione dell’U un senso di sorpresa, di novità che possa portare delle
riconfigurazioni ottimali per il cliente. In qualche modo tentare di fargli vedere qualcosa
che prima non vedeva (a me questo cosa evoca ciò; a te che effetto fa?).

Visione del film “Confidenza troppo intima”
Partendo dagli errori del “counsellor fiscale”, si delineano i punti fondamentali di un buon lavoro.
1. costruire un setting preciso con soldi, luogo, orari ecc…
2. non anticipare vissuti emotivi dell’U
3. non porsi come onnipotente
4. limiti precisi alla relazione altrimenti si può sforare in altro che non è utili al cliente
5. il problema dell’U deve avere una soluzione
6. fare perno sulle risorse del cliente non buttando via tutto, creando altre possibilità
Uno di noi massaggia un collega; contemporaneamente si sottolinea l’importanza del fatto che il C sia comodo quando lavora: deve sentirsi bene anche a livello psicologico per cui se non si trova con un U, è meglio che lo invii ad altri. Se il C si ascolta, può prendersi tutto ciò che gli è necessario per star meglio.

GIOCO
Si formano dei gruppi di 4 persone. Due iniziano a fare role play, uno sarà il C e l’altro l’U; quest’ultimo interpreta un cliente che ha un problema emerso nella visione del film senza riferire al gruppo di cosa parlerà. Il C cerca di utilizzare tutte le indicazioni apprese sul counselling. Gli altri due ascoltano non intervenendo mai sino a quando la seduta si è conclusa. Ogni C ha 15’ di tempo; se termina prima, deve chiedersi e raccontare al gruppo cosa non si è permesso di chiedere. Terminato, il cliente riferisce cosa si è preso di positivo dai 15’ di colloquio. “Mi sono accorta che…..”. Per ultimo, i due spettatori sottolineano al C un passaggio che lui ha ritenuto particolarmente efficace e, al contrario, cosa avrebbe maggiormente analizzato se fosse stato lui a condurre il colloquio.
Una volta fatte tutte le osservazioni, chi era cliente, diventa counsellor e un terzo componente del gruppo farà il paziente; si procede così sino a quando tutti e 4 avranno svolto entrambi i ruoli. Il problema proposto deve essere sempre lo stesso.

marcella