venerdì 28 novembre 2008

a new video


aggiungo il mio contributo ... ciao a tutti! Rinaldo

Incontro condotto da Laura Quattrini, Musicoterapeuta (11 e 12 ottobre 2008)

Esigenza primaria è trovare canali di espressione. La musicoterapica è un lavoro che permette di aprire delle corde, è più efficace per casi più gravi (con più handicap, tetraplegici ad esempio), il suono arriva, li tocca, li emoziona e loro avendo la voce possono produrre suoni.

Nella relazione d’aiuto Laura è convinta che ci debba essere coinvolgimento senza essere invadenti. Però attenzione a non farsi prendere da manie di protagonismo, anche nei casi più gravi si fa una proposta e si vede cosa arriva.
Ognuno di noi ha un passato e una memoria sonora che risale alla vita intrauterina perché l’udito è una delle prime cose che si forma così come il tatto. Il suono si percepisce con 2 sensi: udito e tatto; viene percepito attraverso il tatto nel senso della pressione. Gli operatori degli aeroporti hanno la sordità come malattia professionale perché ricevono in tutto il corpo il suono degli aerei. Quindi quando si ha a che fare con una persona dobbiamo tener presente che una proposta sonora può provocare angoscia. Es. chi ha subito un’ospedalizzazione lunga da bambino (in incubatrice) nel caso in cui riceva il suono di un carillon potrebbe provare angoscia perché in passato i carillon erano usati negli ospedali dove si trovavano i bambini. Quindi occorre cautela. Non possiamo sapere, può essere qualsiasi cosa. Bisogna stare attenti alle proposte sonore che si fanno e bisogna stare attenti a cosa succede.
Fare musicoterapica vuol dire lavorare con i suoni, non vuol dire fare musica. Questo non vuol dire che un musicoterapeuta non debba sapere niente di musica.
E’ importante sapere che c’è una risposta fisica, neurologica alle diverse frequenze; quelle basse (suoni gravi) vengono sentiti più dalle parti addominali dove c’è più spazio e cavità; quindi quelle gravi risuonano nello spazio addominale e lo vediamo quando ci muoviamo al suono di un tamburo (uso di frequenze gravi per il recupero di capacità di concentrazione per bambini ipercinetici che possono beneficiare di un’attività ritmica); le frequenze alte colpiscono la testa e la parte alta del petto, però affaticano di più il cervello; il suono grave è una memoria piacevole perché il feto percepisce i suoni interni, delle cavità addominali. Con i suoni gravi (tamburi) si possono sviluppare queste capacità oppure in chi ha problemi di paresi o emiparesi può aiutare un recupero del movimento che spesso attraversa il suono ci può essere. Spesso i fisioterapisti non lavorano sul diaframma e se i bimbi sono tetraplegici non hanno la voce, e invece nel recupero del diaframma viene fuori la voce. La voce c’è sempre, perché il bimbo se non avesse la conformazione dell’apparato fonico buona potrebbe morire subito, quindi la voce c’è in ogni caso!
Suggerimento ai futuri counsellor: fate si che la persona che avete davanti usi la voce e vedete come la usa e cosa ne fa. Ad esempio per chi ha problemi gravi in ambito psichico, la voce dice dove è contratta la persona; le persone molto disturbate hanno una voce stridula o fessa. Attraverso l’osservazione della voce si può vedere se la persona è trattenuta o no.
Come osservare? Ascoltando a occhi chiusi!



Attraverso la voce chi ci sta parlando ci aiuta a capire quali sono i punti deboli e vedere cosa farne nella relazione d’aiuto. I campi in cui si può agire con la voce e la musica sono la didattica, l’animazione e la musicoterapica.
La Musicoterapica vuole usare il suono per aiutare le persone a mettersi in relazione con le proprie difficoltà.
Se le competenze musicali dell’operatore non sono tante è meglio non addentrarsi in cose complesse, conviene limitarsi a fare proposte musicali.
Un sordo profondo sente con il tatto non con l’udito. Con i bambini si può fare il tamburo con le mani, gli piace tanto!

Esercizio del dialogo sonoro: a coppia, con uno o più strumenti ognuno fa una sequenza, l’altro entra e così vediamo la relazione. Nei primi 5 minuti, uno propone e l’altro interagisce, nei successivi 5 minuti si invertono i ruoli. Occorre fare attenzione a quello che succede in coppia.

Dal punto di vista fisico disturbano i suoni acuti e forti; affaticano anche l’udito i suoni inarmonici prodotti con gli strumenti elettronici. L’apparato uditivo funziona con un range centrale raffinato che nelle parti estreme esce dalle soglie di udibilità. Nelle fasce estreme per sentire il suono deve essere molto amplificato, sentiamo il suono ma ci affatichiamo di più.
Nelle discoteche il suono riproduce una danza tribale (trance-ipnosi), questa è un’ipotesi ragionevole del bisogno da soddisfare; è un’esigenza umana quella di andare su stati alterati di coscienza.
L’adolescenza è la separazione dai genitori e la ricerca della propria identità. In tutte le culture e le età dell’uomo.

Esercizio tamburo
Suono del corpo come tamburo. 2 persone suonano e l’altro è il tamburo. Ai bimbi piace per farsi rilassare magari accucciati. A quelli piccoli piace ai piedini e alla testa. Normalmente la musicoterapica si usa più con i bambini; questo è un giochino che serve a rilassare e ad aiutare la relazione.

Esercizio la sonorizzazione della mia infanzia
La storia sonora della mia infanzia. La biografia sonora. Ogni partecipante scambia la propria biografia con l’altro e l’altro la legge, poi chi è l’autore dice le sue sensazioni ed emozioni mentre l’altro ha letto.
Il nostro corredo sonoro può essere molto diverso, ricordarsi suoni del passato riporta a esperienze significative. Sonorizzare il proprio passato significa recuperare qualche esperienza o brutta esperienza. A volte questo esercizio può essere utile per vedere da dove viene o che storia ha qualcuno che ha una relazione d’aiuto con noi.


A volte le difficoltà ci portano a crescere e gliene possiamo essere grati. Perché sennò ci saremmo seduti. E perdonare vuol dire capire le ragioni dell’altro, vedere le proprie e trovare la propria strada.
Il nostro destino, il mio destino difficile mi ha portato ad essere migliore di quello che sarei potuto essere, tutte quelle difficoltà mi hanno costretto a lasciare.


Esercizio
Provare a sonorizzare con voce o oggetti, l’aria, l’acqua, il fuoco e la terra. Prima da soli, poi in gruppo. Serve per vedere l’armonia. Poi come se ci fosse la furia degli elementi. Si può fare anche con 2 percussionisti, 2 cantanti, 2 strumenti a fiato e a turno si cambia ruolo.


Dialogo sonoro

Processo: il cliente sceglie uno strumento, il terapeuta sceglie uno strumento uguale o simile; per un po’ si procede con il ricalco e si cerca di capire di cosa sta parlando e che problemi ha la persona; se ad esempio la persona fa una proposta sempre identica (ossessiva/compulsava) si fanno proposte un po’ diverse, si vede cosa fa l’altro e se il cliente rimane fermo, si fa la proposta diversa dopo un po’; naturalmente con un paziente psichiatrico ci vuole un tempo lungo per lavorare. Le capacità che servono sono: osservazione, concentrazione e memoria e attenzione a non farsi prendere la mano da quello che il counsellor vorrebbe fare.
Esercizio collegato
2 triadi con cliente, counsellor e osservatore. Il cliente fa una proposta con strumento e il counsellor ha uno strumento simile, l’osservatore registra cosa succede.

Bisogna sempre tener presente che la sofferenza è più feconda per trovare soluzioni rispetto alla gioia.
L’aspetto più forte del lavoro con i suoni non porta mai con sé connotati di tipo morale e quindi è molto utile questa tecnica con pazienti che hanno disturbi psichiatrici o psicologici. Anche con chi non ha disturbi molto forti.
Noi non sappiamo di saper fare tante cose: battere il tamburo con ritmo è una cosa istintiva perché abbiamo il ritmo del cuore, della peristalsi intestinale, il ritmo del respiro, abbiamo bisogno di renderci conto che possiamo farlo.

Uso della musicoterapica come strumento diagnostico: dialogo musicale.
Il suono passa dove altre cose non passano; se il bambino non parla con la mamma non parla neanche con l’operatore d’aiuto. Nelle relazioni d’aiuto ci vuole l’attitudine. Con bambini “traumatizzati” il disegno è più adatto della musica.

Domino sonoro
In cerchio ognuno lancia un suono al vicino, quello ripete e poi ne passa un altro al vicino e così via sempre più veloce.

Gorgheggi
Gorgheggi a occhi chiusi. Si scalda la voce e pian piano aumenta tutto.

Sinfonia alla ricerca di un’armonia
Ognuno si inventa una sequenza sonora, scelgo un compagno e gliela racconto, anche lui/lei fa così e cerchiamo di metterla insieme. Due coppie mettono insieme e poi quello che viene fuori va messo insieme con quello dell’ultima coppia. Prova di come uno funziona in un’attività di tipo collaborativo.
Quando viene fuori la sinfonia si registra e vediamo se si può migliorare e come. Poi si registra una seconda volta. Il tema nel nostro esercizio è stato quello del treno.

Esercizio di costruzione e uso di uno strumento
Bisogna costruire uno strumento e usarlo. Sinfonia insieme.

Suono bitonale
Lingua a metà palato con un piccolo spazio. Muovere la lingua avanti e indietro con la bocca semichiusa. Usare il diaframma. Tipico dei mongoli tucani. Ecco un modo per giocare con la propria voce.

Sessione di musicoterapica con Silvia Ragni 7 novembre 2008

Esercizio di riscaldamento/apertura
Ognuno si mette in una posizione comoda a occhi chiusi, il conduttore dice di immaginare un viaggio su una foglia o in una piccola barca in un luogo tutto da immaginare… ognuno comincia a fare suoni con la voce, con gli strumenti, con le mani e piano piano a occhi aperti si crea un’armonia insieme. Alla fine condivisione.

Esercizio a coppia
Il conduttore dice a ognuno di provare a scegliere un altro, mette su una musica di sottofondo, poi spiega che uno guiderà e l’altro farà da specchio, colui che guida fa una serie di movimenti che l’altro imita soltanto guardandolo negli occhi e senza parlare. Con un’altra musica si inverte la guida, con una terza musica i due si muovono insieme liberamente senza nessuna guida, poi includono gli altri, si muovono e ballano tutti insieme.

Direttore d’orchestra
Ognuno sceglie uno strumento, si mettono vicini quelli che hanno strumenti simili (ad esempio percussionisti). Una persona con il suo strumento va al centro e diventa il direttore, piano piano o forte forte coinvolge tutti e viene fuori un lavoro corale!

Pulcino
Una persona si mette al centro, viene coperta con un telo, comincia a muoversi e tutti quello che gli stanno intorno suonano gli strumenti seguendo i suoi movimenti, prima piccoli e poi più ampi, piano piano tutti entrano nella sinfonia corale.

venerdì 7 novembre 2008

11/12 ottobre 2008
Lezione di musicoterapia con Paola Quattrini.

La musica terapia può essere vista come una strada per esprimere emozioni, vissuti.
Non la presenterò come recupero dell’esperienza inconscia o del passato; è molto utile con i bambini e con U portatori di gravi handicap fisici
Tutti noi abbiamo una memoria sonora già dalla vita intrauterina; il suono viene percepito tramite tutto il corpo, dalla nostra pelle visto che abbiamo recettori neurologici su tutto il derma. Pensiamo a Beethoven che era sordo eppure componeva in quanto riusciva a percepire le sue creazioni come vibrazioni corporee.
Il C non deve mai dimenticare che l’U ha una memoria sonora propria e che non è detto che egli stesso ne sia consapevole.
Esempio: un caso di un bambino ospedalizzato per lungo tempo alla nascita; quando i piccoli piangevano, le infermiere utilizzavano i carillon. Se da grande un U ha nella propria memoria sonora un ricordo di questo tipo, può avere degli effetti devastanti per lui riascoltare tale suono.

Fare musicoterapia non vuol dire produrre musica o suonare con l’U, così come per le arti terapie: l’importante non è il prodotto finale ma il processo.
C’è una sollecitazione diversa sul corpo a seconda della frequenza del suono; ad esempio le frequenze gravi risuonano prevalentemente nella zona addominale. Suoni con frequenze alte, risuonano nella parte superiore del corpo.
Si è anche visto che suoni con frequenze gravi sono molto utili per soggetti ad esempio iperattivi e con problemi di attenzione. Per fare un esempio si può utilizzare il ritmo del tamburo che ha suoni gravi, associato al massaggio addominale con questa tipologia di problemi.
Invece con i bambini portatori di tetraparesi bisogna lavorare sulla respirazione; quindi ad esempio il fisioterapista potrebbero con tali soggetti far in modo che usino la voce e l’apparato addominale.

Quando un C si trova davanti ad un U, deve prestare attenzione al tipo di voce che ha: bisogna sapere ascoltare le voci.
Una persona paurosa (utilizzando l’eneagramma il tipo 6) ha un’incongruenza fra la grandezza fisica e la voce sottile; vale anche il contrario, una persona piccola può avere una voce grossa.
La voce ci fa vedere i punti deboli dell’U, dove C può intervenire. Ed è proprio questo il fine della musicoterapia: intervenire per dare un aiuto ad un U utilizzando i suoni.
Chi non è musicoterapeuta è meglio che adoperi la musica come animazione.

Gioco
Al centro della stanza sono stati posizionati diversi strumenti musicali di vario tipo. Ognuno prende quello che preferisce, si cerca un luogo isolato dell’ambiente è inventa una sequenza di suoni. La riproduce come meglio gli aggrada.
Poi ci si mette in coppia e si dialoga con gli strumenti riproducendo la propria composizione: prima uno della coppia propone il suo pezzo e l’altro ascolta, poi si invertono i ruoli. Al termine di questa conversazione si fa un piccolo brainstorming di ciò che si è provato sia suonando, sia ascoltando e creando.
La stessa condivisione si fa poi con tutto il gruppo.
Gioco
Formiamo gruppi di 3 (perché il gruppo oggi è composto da sei persone): a turno un U diventa un tamburo e gli altri due lo usano come strumento da percussione stando attenti ad aver rispetto di chi si presta come strumento. Poi si cambiano i ruoli.
In cerchio brainstorming.

STORIA SONORA DELLA NOSTRA INFANZIA. BIOGRAFIA SONORA
Ognuno degli U scrive i ricordi che ha a livello sonoro della propria vita. Il C. non da regole su come farlo, ognuno scrive come meglio desidera.
Un U sceglie fra i componenti del gruppo da chi vuol farsi leggere la propria biografia sonora. Gli altri ascoltano. Chi ha composto il pezzo appena letto, leggerà quello del compagno e via di seguito.
Al termine chi vuole può condividere i propri vissuti dell’esperienza appena fatta. Che effetto ti ha fatto ascoltare la tua storia letta da un altro? Che effetto ti ha fatto leggere la storia dell’altro?

C invita il gruppo a sonorizzare i quattro elementi: acqua, aria, fuoco e terra. Ad ogni elemento deve far corrispondere un suono prodotto o da uno strumento, o dalla voce, o dal nostro corpo, ecc. E’ un lavoro individuale. Quando il C indica di sonorizzare l’acqua, ogni U riprodurrà contemporaneamente il suono da lui associato.
Il gruppo osserva e se vuole riferisce quello che ha provocato e quello che ha provato durante l’esperienza appena vissuta.
In un secondo momento C propone di riprodurre il suono dell'aria come se fosse un uragano, l'acqua come se fosse una tormenta o comunque come suono amplificato, la terra come se fosse un terremoto o uno spostamento del terreno, il fuoco come se fosse un incendio, un vulcano. C. invita il gruppo ad interrompere la rappresentazione d'improvviso.
Per il conduttore è molto importante osservare chi riesce a stare nel silenzio, chi invece ha bisogno di parlare.
A volte è molto utile una seconda improvvisazione dopo la prima perché gli U spesso nella prima esecuzione non riescono a lasciarsi andare ed allora la II rappresentazione può portare a qualcosa di molto più fertile, più intenso, più profondo.

Gioco
C invita due del gruppo a prendere due strumenti a percussione che avranno il compito di dirigere, prima l'uno poi l'altro, esecuzione. In un II momento daranno il ritmo a tutto il gruppo che si unirà all’improvvisazione. Altri due U potranno utilizzare strumenti a fiato o anche la loro stessa voce.
Brainstorming.
Cosa ti è piaciuto di più? Accompagnare, dirigere ecc.
Anche in questo caso il C è bene che osservi chi riesce ad improvvisare, chi ha paura di sbagliare, chi segue perfettamente il compagno, chi ha sentito troppa responsabilità nel condurre ecc. E’ logico che se un U ha un censore esterno o interno, farà molta fatica a lasciarsi andare durante l'esecuzione. In questo caso è bene dire “bisogna sapersi godere le cose”.

IMPROVVISAZIONE
Lavoriamo con la voce.
Per molte persone è molto ansiogeno un lavoro di questo tipo; pertanto è meglio iniziare invitando il gruppo a chiudere gli occhi di modo che nessuno possa preoccuparsi degli altri. Gli U devono assumere una posizione comoda (ad esempio quella Yoga del loto); la colonna vertebrale deve essere dritta e per capire se abbiamo assunto una posizione corretta, basta ascoltare con la mano se le vertebre cervicali vibrano emettendo il suono.
E’ molto importante non sforzare le corde vocali perché è possiamo procurarci degli edemi. Se dopo gli esercizi ci capita di perdere la voce, è bene non sforzarla per un po'.

IMPROVVISAZIONE
Ogni partecipante emette senza nessuna regola i suoni che vuole nella maniera più piacevole.

IMPROVVISAZIONE
Nella musicoterapia il C invita l'U a scegliere uno strumento e di seguito anche lui ne prenderà uno dello stesso tipo: se l'U ha preso uno strumento a corde, il C farà altrettanto. Il paziente è invitato a suonare ciò che vuole pensando o individuando una problematica che in quel momento sta vivendo; il C inizialmente ascolta cosa sta comunicando l'altro, come si propone, e poi gli risponde seguendo inizialmente la sua trama narrativa. C deve prestare molta attenzione e concentrazione al lavoro che sta facendo, non deve lasciarsi prendere la mano da quello che vuole fare lui, ma deve in un primo momento saper ascoltare, seguire l’U accompagnandolo e memorizzare ciò che fa. C deve rimanere perfettamente attento. In pratica prima segue e poi, con molta delicatezza e in maniera soft, sempre ascoltando la reazione dell'U, propone un cambiamento alla esecuzione. Dà all'altro delle alternative nelle scelte: se il suono prodotto è molto ripetitivo, pian piano aggiungere qualche novità.
Questo è un chiaro modo per far intravedere all'altro altre possibilità nella vita. Se U è sempre diverso quando esegue i suoni, C può proporgli qualcosa di più cadenzato.
Tutti in gruppo brainstorming.

Secondo Laura non si lascia mai un utente nella “merda” nel senso che se C porta a fare incazzare U, deve anche dargli una mano per arrivare alla consapevolezza.
E’ anche importante ricordarsi che il paziente fa quello che vuole perché paga. Il C deve essere a sua disposizione anche se non necessariamente deve dare quello che l'U chiede.
Un genitore che pretende che figlio faccia tutto quello che vuole lui, non è un buon genitore; è chiaro che vale anche il contrario.
L'uso dello strumento non ha valenze e morali quindi è molto fertile con i disturbi psichiatrici e psicologici così come nel counselling.

A volte C può usare anche il corpo per coinvolgere l'U ma sempre considerando bene come può reagire. Ad esempio qualche terapeuta fa sedere pazienti gravi sul pianoforte per fargli sentire le vibrazioni col corpo stesso. Questo può essere fatto anche con i non udenti.

Il corpo ha dei ritmi naturali, come il respiro, il battito cardiaco, ecc.. Quindi tutti sappiamo seguire un ritmo e va rassicurato chi sostiene di non poter o di non essere in grado di suonare un tamburo o le maracas o la stessa propria voce. Infatti basta che l’U inizi ha recuperare il proprio corpo.

Il bambino fortemente problematico è meglio seguirlo da solo perché si possono attivare molti problemi: ad esempio si un U non riesce a controllare la salivazione e durante il lavoro può sbava continuamente, può creare disgusto nei bambini che sono in terapia con lui. Questo potrebbe essere devastante per il primo e quindi peggiorare la situazione.

Quando invece si lavora con bambini che hanno subito violenze sessuali, è meglio non usare la musica, ma lavorare con l'immagine, il disegno.

Gioco. DOMINO SONORO
Il gruppo si dispone in cerchio uno a fianco all'altro. Un volontario lancia un suono e quello che è seduto di lato ripete questo suono e passa un nuovo suono al compagno affianco che farà a sua volta solo l'ultimo suono del compagno affianco e ne inventerà un altro per l'U vicino.
Quando qualcuno del gruppo é stanco, prenderà una campanella posta al centro del gruppo e la suonerà.
Brainstorming

Gioco
Ogni utente fa una piccola composizione da solo e poi trova un compagno con cui far coppia e di insieme cercano di produrre una terza composizione utilizzando le loro due.
Fatto questo due coppie si uniscono e cercano nello stesso modo di mettere insieme le due composizioni finali.
Per terminare si può produrre un'unica composizione se si vuole scegliendo un tema: alla fine si potrà registrare e riascoltare il lavoro creato.
Il C. osserverà come i singoli utenti si propongono e si muovono nel rapporto di coppia, di gruppo ecc.
Brainstorming

IMPROVVISAZIONE
Lavoriamo con la voce. Proviamo a riprodurre alcuni suoni che utilizzano le popolazioni della Mongolia. È una tecnica particolare per cui, mettendo la lingua bassa e tenendo il palato morbido come se si sbadigliasse o vomitasse, le vocali che andremmo ad emettere, producono contemporaneamente due suoni. È importante affinchè si riesca ad ottenere gli armonici, esercitarsi parecchio per capire come mettere la lingua e aprire il palato.
Alcune persone utilizzano questo sistema per aprire i “chakra.”
Provare ad emettere la vocale “E” come se fosse un belato.
Esiste un'altra tecnica molto più complessa dove si posiziona la punta della lingua appena appoggiata nel palato. Per emettere il suono in questo secondo modo bisogna spingere di più con la voce. Ognuno da solo deve trovare l'armonico per poi imparare a seguirlo.