martedì 15 luglio 2008

15° incontro
21/06/2008 mattina. Michele Cavallo
Ogni cosa rimanda al suo opposto: c’è qualcosa nell’esperienza umana che ha a che fare con la divisione. Il “C’E’” esiste se c’è il “NON C’E’”; il silenzio esiste se c’è il rumore.
Per fare un esempio, un U può portare come tema la mania della puntualità: quest’ultima nella sua vita assume la valenza di una padrona e tale polarità in un certo cliente, può prevalere proprio per la sua esperienza di vita. L’altra polarità l’ha rimossa.
A priori non c’è una polarità giusta o sbagliata.
Nel counselling NON SI TRATTA DI INSEGNARE AL CLIENTE IL RICONOSCIMENTO DELLA POLARITA’: infatti, ad esempio, il musicista lavora con entrambe le polarità del suono/silenzio e le conosce bene entrambe.
NELLA RELAZIONE D’AIUTO DOBBIAMO IN QUALCHE MODO CREARE UN OPERA: uno orienta e l’altro segue. Il C deve produrre un effetto nella relazione di aiuto utilizzando anche l’arte, deve produrre un cambiamento, mettere in mobilità, dare tre sensi al senso:
1. senso come significato o senso logico
2. senso come direzione
3. senso come sensazione
Un esempio può rendere più chiaro il tutto; se un cliente è fissato su di una polarità X, l’altra faccia è senz’altro rimossa. Allora il C deve produrre un cambiamento mettendo in mobilità l’U. Tale cambiamento deve AVERE UN SENSO LOGICO (1), cioè un significato. E’ presente un sintomo che in qualche modo ha portato un congelamento, un blocco. Il C deve fare in modo di rimettere in moto il motore che si è inceppato, che non riesce più a concatenarsi. Normalmente il cliente chiede al C di eliminare il sintomo che lo disturba, ma il primo atto in un intervento di counselling è quello di far in modo che l’U soggettivi e quindi veda dentro se di avere velato la polarità opposta.
Il secondo intervento del C è quello di ORIENTARE, DIREZIONARE: verso dove si va?
Il terzo intervento è il SENSO come SENSORIALITA’: l’U deve arrivare a godere, a capire cosa gli procura una soddisfazione interiore.
A quel punto può riallineare i tre tipi di senso e può trovare il punto di fuga.
DI COSA GODE L’UTENTE?
E’ questo il fine della relazione d’aiuto e non solo il cambiamento visto che, se così fosse, l’intervento non terminerebbe mai perché tutti siamo sempre in evoluzione.
L’allineamento invece porta la possibile chiusura: IL CLIENTE ENTRA IN RAPPORTO CON LA SUA CAUSA; SCOPRE QUELLO CHE RIMANE COSTANTE IN SE. E’ IL SUO RAPPORTO CON IL SUO MODO DI GODERE ed ogni cliente ha un suo unico modo per raggiungere il godimento.
Ad esempio c’è chi gode NELLA PERFEZIONE e non vede la PRESSAPOCHEZZA. Quando tale U fa qualcosa di preciso, si sente pieno, appagato.
(Io ho chiaro che mi attivo e sono gratificata quando MI SENTO ESSENZIALE, POSSO AIUTARE L’ALTRO. La mia scelta del lavoro, la mia pienezza dopo una giornata devastante, lego maggiormente con le persone che sento posso aiutare, mi distacco quando non mi sento più essenziale, anche la mia difficoltà a fare il cliente ora è chiara, il non riuscire a star zitta quando non sono io a fare il C. Non ho potuto essere essenziale con i figli, ho scelto di avere un cane, un giardino. Loro mi danno una senso di pienezza immenso: per loro sono essenziale e (solo ora me ne rendo conto) non possono ferirmi mollandomi quando a loro non servo più. Tutto è riallineato ed è tutto chiaro. Tanto dolore in una storia d’amore corrisposta solo perché non mi sentivo per lui più essenziale. Mi sono innamorata sentendomi necessaria, ma col tempo non ho più sentito quella stessa sensazione. In bocca al lupo anche a voi.)
Nel lavoro con l’U, C non deve fargli cambiare la polarità, ma è il cliente che deve arrivare A CAPIRE PERCHE’ GLI CONVIENE QUEL SINTOMO.
ESEMPIO banale: se U si sente il sedere pesante, C non deve fargli sperimentare che il suo culo può essere anche leggero, ma portarlo a capire a cosa gli è utile avere il sedere pesante.
C può lavorare sulle polarità utilizzando il corpo, può far utilizzare il corpo nell’esperienza delle polarità. Col corpo “C’è “ o “Non c’è”, trattenere/espellere, inspirare/espirare, movimento/staticità, chiuso/aperto, rigidezza/fluidità, leggerezza/pesantezza, attrazione/repulsione, contatto/distacco, velocità/lentezza, continuo/discontinuo, tirare/spingere.
ESERCIZIO
C può prendere una delle categorie e fare lavorare due U su questa. F spinge, R tira; poi si inverte. C può usare tutte le possibilità di questa polarità. Infatti entrambi i clienti possono tirare, entrambi spingere. Il gruppo osserva: anche da un piccolo gesto si possono capire delle piccole cose di chi esegue ma anche di chi osserva.
C invita i due clienti a dare una spiegazione semantica del tirare e dello spingere. E’ importante che sia chiaro al gruppo che un’azione cambia (ad esempio trascinare) a seconda del significato che gli da l’U. Noi possiamo vedere un cliente che tira un altro utente; il cliente che tira potrebbe essere un padre che porta il figlio alle giostre o un carabiniere che trascina un delinquente in cella ecc… E’ la scena che dà un senso.
ESERCIZIO
C invita i due clienti ad improvvisare una scena senza esplicitarla con le due polarità precedenti.
In un secondo momento li invita a riferire come hanno vissuto l’evento, cosa hanno sentito e pensato. Un giro anche per ascoltare cosa ha provato il gruppo.
Che risonanza ha per ognuno essere tirati o spinti? A priori tirare e spingere non significano niente, ma per ognuno hanno una specifica valenza.
Si può andare avanti facendo lavorare il gruppo su tutte le polarità che emergono.
ESERCIZIO
C divide il gruppo in due. Ogni persona sceglie la polarità che sente in quel momento più vicina e poi il nucleo improvvisa una rappresentazione teatrale con ciò che ognuno ha portato.
Il mio gruppo sceglie: leggero/pesante, contatto/distacco, trattenere/espellere e per tutto la scena utilizziamo la polarità lentezza/velocità.
Il C aiuta l’U a fare un atto creativo per ritrovare un godere che l’orienti nella sua vita.
22/06/2008
Ci si divide in due sottogruppi ed ognuno ha il mandato di scegliere una linea di conduzione per un intervento di counselling rispetto ad un problema concreto proposto da Cr (ipocondria). R si presta a fare il C e gli altri del sottogruppo lo aiutano nella conduzione.
Lavorando sul tema proposto, si cerca la polarità predominante strutturando un colloquio sino a far produrre a Cr un atto creativo che possa “essere per lei di godimento risolutivo”.
Si presentano i lavori a tutto il gruppo.
Cosa hanno provato i clienti durante tutto l’intervento?
Cosa hanno provato gli altri?
ESERCIZIO
Scheda di ascolto musicale.
C porta il gruppo al rilassamento corporeo. Fa ascoltare in sequenza tre brani di circa 1 minuto l’uno. Poi invita gli U a riempire una scheda prestampata.
Una volta terminata la fase dell’ascolto e di prima produzione scritta soggettiva, C invita tutti a scrivere un racconto utilizzando ciò che ognuno a prodotto, ma invertendo il materiale raccolto.
Si leggono le storie.
In gruppo: cosa c’è di autobiografico nella nostra narrazione?
C chiede ad uno del gruppo qual è la storia che ha sentito più vicino alla sua e in questo modo crea delle coppie che, partendo da tutto ciò che si è prodotto con l’ascolto dei brani, inventano una Scrittura Scenica che contenga tutte le battute degli attori, i loro movimenti, gli spazi dove si svolgerà la rappresentazione ecc… Il prodotto deve contenere tutto ciò che verrà rappresentato. Questo vuol dire che se fra un tot tempo si decide di mettere in scena lo stesso lavoro, chi lo farà, nella scrittura scenica deve trovare tutto ciò che gli serve (si possono usare simboli, cartine del palco ecc…). La performance deve durare circa 3’.
Si vedono tutti insieme i lavori prodotti e si esplicitano i propri vissuti.

sabato 5 luglio 2008

ciao ragazzi come state? mando questo mio progetto a Michele e Oliviero per avere loro indicazioni e chiedo anche a voi di darmi qualche suggerimento...abbracci Rinaldo
Progetto per tirocinio counselling in mediazione artistica – 2° anno - 2008

Titolo: La metafora del teatro per esercitare la capacità di parlare in pubblico dei docenti dei corsi di formazione tecnici in Banca ...

Referente: Capo della Formazione

Analisi di contesto e descrizione delle esigenze: accade di frequente che diversi dipendenti della Banca in possesso di elevate conoscenze specialistiche, siano richiesti come docenti nei corsi di formazione organizzati per spiegare e diffondere in termini generali o specifici ad altri dipendenti determinati contenuti, le metodologie e le prassi applicate. Molti di questi docenti quindi pur in possesso di conoscenze specialistiche di alto livello, non sono altrettanto abili nella didattica; in particolare si trovano in difficoltà nell’esprimere e comunicare efficacemente i contenuti delle materie oggetto di formazione sia perché non riescono a gestire “l’ansia” della conduzione di un gruppo in formazione sia perché giocano le conoscenze su un piano esclusivamente tecnico senza coinvolgere il loro pubblico in una dimensione “comunicativa” generale.

Profilo dei destinatari: persone in possesso di formazione tecnica di alto livello (laurea economica o giuridica e specializzazioni post-universitarie) specialisti di materie che richiedono una forte capacità di analisi e un aggiornamento/ricerca continui. Età media 35-45 anni. La loro capacità didattica viene costruita come avviene per la maggior parte di molti “bravi” insegnanti nella scuola quasi esclusivamente sull’expertise tecnica acquisita e affinata nel corso del tempo.

Obiettivi: l’obiettivo di questo progetto è quello di offrire ai destinatari la possibilità di scoprire, sperimentare e utilizzare le loro risorse espressive e comunicative attraverso alcuni esercizi teatrali allo scopo di costruire abilità didattiche individuali efficaci e coinvolgenti.

Contenuti e programma:
1. il corpo proprio e la presenza corporea, esercizi di rilassamento e di movimento nello spazio;
2. la voce: esercizi di respirazione e di dizione;
3. il lavoro sul personaggio e l’interpretazione di un piccolo brano teatrale: ad esempio si potrebbe utilizzare una parte di un’opera di Shakespeare in cui abbiamo alcuni personaggi che devono sostenere una tesi davanti a un pubblico “scettico” e devono illustrare, convincere e spiegare le proprie posizioni;
ü fase 1: inizialmente ciascuno dovrebbe preparare e presentare un “monologo” relativo al proprio personaggio “shakesperiano”, il “monologo” dovrebbe avere una durata variabile massima di 5 minuti;
ü fase 2: a questo punto il partecipante potrebbe preparare e rappresentare un monologo relativo al suo lavoro tecnico-specialistico;
ü fase 3: 2 o 3 partecipanti al gruppo potrebbero assumere la parte di protagonisti principali di un piccolo pezzo shakesperiano (scelto da tutto il gruppo) e interagire con gli altri membri del gruppo che così avrebbero delle parti “minori”. Il brano teatrale non dovrebbe essere troppo complesso o particolarmente lungo (max 10 minuti) altrimenti ci potrebbero essere problemi di “memoria”, dovrebbe comunque avere una consistenza sua propria;
ü fase 4: verrebbe messo in scena invitando alla rappresentazione colleghi esterni al gruppo che conoscono i partecipanti;
ü fase 5: dopo tale presentazione verrebbe organizzata una simulazione di una presentazione di lavoro e conduzione da parte di alcuni partecipanti con gli altri in qualità di discenti.

Gruppi: 8 persone.

Durata: 12 incontri settimanali di 2 ore ciascuno (3 mesi di durata)

Metodologia: esperienziale e debrifing, eventuali approfondimenti teorici

Struttura e logistica: aula con una parte libera per gli esercizi e le prove di scena

Risorse finanziarie: prodotto in economia, conduzione affidata a R. L.

venerdì 4 luglio 2008

14° incontro
19/04/2008 mattina. Michele Cavallo
La giornata è dedicata alla narrazione partendo da come è costruita una STORIA, una FIABA.
Il modo in cui è costruita la storia è l’intreccio: ad esempio la narrazione può partire dal presente per poi riportare fatti del passato, per poi ancora tornare al presente. Invece i fatti raccontati sono la storia.
Il CORPO funziona come la storia: ci sono delle costanti che in pratica sono la struttura; per elencarne alcune, potremo citare le posture, il movimento, la tensione, la forma, la propria immagine corporea (anche se non si vede).
Nelle costanti ritroviamo delle parti che sono in relazione tra loro che portano a narrare quella specifica storia.
Oltre alle costanti, abbiamo le singolarità di ogni storia e quindi, se la storia può essere confrontata al CORPO, avremo delle singolarità anche nel corpo. Ogni segno corporeo ha il suo significato: umori, rossori, odori, sono tutte indicazioni che il C deve imparare a decodificare. Il corpo è LINGUAGGIO; il C ad esempio potrebbe utilizzare le foto di un U per costruire la sua storia e quindi scrivere la biografia del corpo dell’U a partire dalle funzioni dello stesso corpo (mangiare, dormire, defecare ecc…) e dai cinque sensi.
C chiede ai gruppi di proporre un ESERCIZIO di esperienza narrativa usando il corpo con le sue costanti come la postura, il movimento, le immagini; un gioco di massimo ½’.
· I proposta. U invita tutto il gruppo ad eseguire tre tipi di camminate: la prima rappresenterà il bambino, la seconda l’adolescente e la terza l’adulto.
· II proposta. U invita il gruppo a mettersi in cerchio: ognuno rappresenta un gabbiano. Uno alla volta volerà all’interno del cerchio, sorvolerà lo specchio d’acqua e appena avvista il cibo, si nutrirà e tornerà nel suo scoglio.
· III proposta. U invita il gruppo a formare con i corpi una galleria: la testa di uno appoggiata sulla spalla dell’altro che è davanti. Uno del gruppo attraversa la galleria e mentre lo fa, gli altri lo toccano con le mani. Il C invita l’U a riferire come si sentiva prima di entrare, durante e alla fine.
U: “prima di entrare mi sentivo un uovo di Pasqua”. C: “Allora sei un uovo che entra nei rulli per essere confezionato”. A chiaro che il C può dire solo cose che partono dal vissuto dell’U. In questo caso è buona la proposta del passaggio che porte l’U a vivere un percorso reale: galleria come percorso di vita.
C consiglia di proporre esercizi facili e semplici, magari usando qualche spunto importante come il tema della perdita. Infatti in molti casi tale esperienza è vissuta in modi totalmente diversi; per
alcuni è abbandono del corpo, rilassamento, per altri tensione, chiusura ecc.. C in molti casi deve stare attento a non strattonare chi vive la perdita come la chiusura, come abbandono.

14° incontro
19/04/2008 pomeriggio. Oliviero Rossi
Ci sono due modi per lavorare con le immagini: utilizzando immagini precostituite o proprio lavorando per creare le immagini.
Con gli adolescenti è buono proporre ad esempio la costruzione di piccoli racconti come dei fotoromanzi (utilizzando fotostory 3 e le foto). Oliviero ha proposto, ad esempio ad una classe delle scuole superiori la creazione di uno spot pubblicitario per un deodorante. Nel piccolo gruppo ognuno ha un compito (fare l’attore, lo scenografo, il tecnico dei suoni, il narratore usando le didascalie ecc…) e quindi tutti possono mettere del loro per una produzione finale che non è importante.
Ancora ad una classe si può proporre di creare del brevi filmati utilizzando la stessa macchina fotografica.
Altra possibilità montare un filmato alla fine di un laboratorio partendo dalle foto scattate. Il gruppo può partire da un particolare da filmare per poi passare al generale, o il contrario partire da un’inquadratura grande per poi passare al dettaglio.
Dopo un intensivo sul “partner ideale”, Oliviero ha fatto lavorare tre piccoli gruppi: il primo doveva produrre un video, il secondo un fotoromanzo ed il terzo una rappresentazione teatrale. L’importante è tutto ciò che entra in gioco nella produzione e chiaramente il risultato finale è la valenza meno importante.
Visione del film: Harold and Maude.
Giro di risonanze . Il C deve sempre far passare un messaggio al gruppo: “Chi vuole approfittare, né approfitti!”. C deve contenere tutti in modo diverso, tastare, misurare i partecipanti e decidere cosa proporre in base a ciò che sente.
Il film porta sempre proiezioni diverse ed è il pubblico che funge da contenitore di eventi. Quale forma ogni spettatore da a quel evento? In questo modo il film diventa di ogni singolo spettatore: il suo film. C fa il facilitatore del cambiamento di forma: aiuta a far diventare l’evento di tutti. In questo modo gli U propongono tanti nuovi eventi e tante nuove metafore e da queste, se ne possono produrre altrettante: alla creatività non c’è limite!
Vediamo il film: RIZA. Il C invita il gruppo a notare il lavoro del clown.
Giro di impressioni. Oliviero fa notare che il protagonista counsellor da ad ogni ragazzo la propria responsabilità. E’ vero che in questo caso “lui è uno di loro”, ma non occorre questo. E’ necessario farsi risuonare ciò che ti dà l’U e stabilire l’alleanza. Il C DEVE ESSERE UNO NEL/DEL
GRUPPO. Il clown propone un lavoro diverso da ciò che propone la ganghe; quest’ultima porta soldi, ma rende ricattabili e “oggetti”: infatti il capo ti dice cosa devi fare e tu puoi solo essere un soldato. Il clown propone un lavoro giocoso, un ruolo come soggetto pensante e libero di scegliere e di cercare il proprio piacere. Per quanto riguarda poi il creare l’alleanza con U, è importante che il C si ricordi che deve partire dalle risorse che possiede l’U. Ognuno è dio di se stesso, ognuno ha dentro se il padre spirituale e il C aiuta l’U ha scoprirlo e tirarlo fuori.
Da una parte la ganghe crea soldati, dall’altra il clown crea artisti. La ricchezza di ogni persona è la singolarità e l’obbedienza non la fa venire fuori. Così il C è un formatore che dà competenze per fare dei formatori competenti, autonomi e singolari.
Cosa fa il clown davanti alla rabbia di uno della ganghe? Invita gli altri a continuare la festa di compleanno facendogli passare questo messaggio: se andate a presso a lui, perdete il piacere. La punizione di chi vuole distruggere è il non far parte del divertimento. Il clown mette la sua competenza di saper creare all’interno di un gruppo che ha regole diverse: divertirsi, giocare, ballare, fare festa, rallegrarsi nell’essere se stessi.
Per creare all’alleanza, C mostra attenzione ed interesse verso l’emozione che l’U ci porta. Ad esempio l’U è arrabbiato. C :”ho come la sensazione che ultimamente sia stato difficile per te essere ascoltato”. C’è da tener conto che spesso la rabbia nasconde paura ed è sempre un tentativo di riempire un vuoto. C si sintonizza subito sul bisogno: all’interno di un gruppo, trova dei leader
naturali (ragazzi positivi) e fa in modo che questi si attivino a rilasciare ad altri ciò che hanno appresso, come dei virus che producono positività.
Nel lavoro del C esiste tutta una prima parte di intervista dove non sono tanto importanti le risposte, quanto che U cerchi le risposte stesse dentro di se e si ponga il problema.
ESERCIZIO
C divide il gruppo in due sottogruppi e da il mandato di decidere quali possono essere le domande essenziali per conoscere un nuovo U. Il sottogruppo deve inserire fra le domande anche qualcuna impertinente. 15’ per fare una traccia. C chiede chi è stato in ogni gruppo quello che ha partecipato di più e invita a filmare in esterno l’intervista proprio a chi si è maggiormente esposto. Altri 45’ di lavoro per realizzare anche il filmato. Si visionano i lavori e si lavora su come si sono sentite le varie persone. Per C tutto può essere spunto per lavorare anche il fatto che sia stata utilizzata la videocamera lateralmente. Tutto può produrre risonanze personali. Il video si può vedere al contrario; qualsiasi etichetta si metta alla produzione è comunque bibliografica perché è parte della persona che l’ha creata.