sabato 14 giugno 2008

Piccola novità!

...dimenticavo di dirvi che ho postato anche il mio video, adesso sto provando a caricare anche il video girato con Michele... (mannagg.....prov....e riprov....)
un abbraccio Rinaldo
ciao bellissimi
ecco gli appunti dell'ultimo incontro condotto da Oliviero, dal 30 maggio al 1° giugno 2008
Lezione di Oliviero Rossi del 30 maggio – 1° giugno 2008

Counsellor e cliente possono essere visti come polarità, il bello è che in una polarità non è monopolio nel rapporto ma può essere visto come scambio. Bianco e nero come polarità hanno una scala di grigi con un punto di contatto e lo scambio.

Polarità. Nella vita c’è polarità! Figura-sfondo. La polarità è ovunque. Nell’ambito della relazione d’aiuto, cliente counsellor è una polarità. Vi è dinamismo tra i poli con la relazione. Noi usiamo un accento forte con la mediazione artistica. Il counsellor deve riconoscere le competenze di consapevolezza nella relazione. La modulazione della relazione è compito del counsellor. La polarità-cliente è importante perché mette azione nella relazione. E il counsellor deve apprendere dal cliente. Il counsellor accompagna le risorse autoterapeutiche del cliente.
Il tema è differenziare la polarità all’interno del limite che permette il massimo di intensità nella relazione.
La modulazione della relazione passa attraverso l’intensità dei momenti. Riconoscere le polarità importanti in quel momento della relazione o in quella fase della vita. E’ sempre possibile individuare nell’incontro con il cliente le polarità cioè come ci stiamo polarizzando. E’ evidente la polarizzazione all’interno della coppia e all’interno di ognuno di noi. Pearls ci dice che “cane di sopra” e “cane di sotto” si odiano e si abbaiano; sono 2 posizioni ma non 2 qualità; la lotta fra i 2 cani finisce quando si accorgono che le ragioni del loro abbaiare sono inconsistenti e l’incontro avviene quando si riconoscono come 2 cani!

Esercizio. Esperienze su polarità. Dialogo a coppia di 3 minuti. Scelgo di dimostrare che sono meglio di te! Es. io sono cane e tu sei gatto.

Qual è la polarità che non riesco ad incontrare? Ho molta paura della rabbia perché potrei schiacciare l’altro, perché non mi permetto di avere paura dell’altro. Modulare, venire a patti vuol dire permettersi di avere paura dell’altro. Trovare la giusta distanza che permette di avere la giusta illuminazione. Pensiamo alle lampade a arco. Una delle competenze del counsellor è saper attivare le emozioni, il dialogo, il confronto. L’attivazione delle emozioni serve per confrontarsi con quelle emozioni: il pianto diventa terapeutico quando è contenuto e acquista senso per la persona. E’ un0’attivazione che va a buon fine se promuove un processo di integrazione. C’è da saper attivare e saper contenere.
Più c’è distanza nella relazione (grigi e colori) meglio è. Molto spesso il cliente viene con “o amo o odio”, piano piano promuovendo incontro, confronto e qualche scontro tra amore e odio c’è un arco di possibilità: stima, rispetto, amicizia, fastidio. E’ il nostro lavoro è restituire possibilità al cliente (che non vuol dire o ti mangi sta minestra o ti butti dalla finestra!).
Diciamo che competenze del counsellor sono per l’attivazione delle risorse, l’attivazione della vitalità e a volte le persone vengono e sembra che ci sia niente di vivo in loro (ma qualcosa c’è, stanno lì davanti a voi!), qualche risorsa il cliente ce l’ha!
Il costruire la relazione d’aiuto è anche costruire la relazione con il rischio che l’altro sia vivo. Contattare il dolore e la sofferenza. E questa è la prima fase in cui si contatta quello che c’è! Se non contatti quello che c’è non puoi contattare le polarità, sfondo, dinamismo.C’è un blocco di figura a cui bisogna ridare movimento.
Occorre rimettere in movimento il sintomo perché attorno lì ruota tutta la vita del cliente. A volte la questione è divertirsi, divertirsi con il counsellor. Una cosa è reale se c’è spessore tra polarità, notte e giorno.
C’è da saper attivare e saper contenere. Sono competenze della facilitazione del dialogo con se stessi. Es. sedia vuota: io e aspetto di me. Modulazione di attivazione e di contenimento.
Esercizio. Dialogo tra polarità. In coppia: uno è fedele, l’altro è infedele, poi le stesse invertono le loro polarità. Dopo uno è genitore, l’altro è figlio, poi inversione.
Ogni relazione è un processo dinamico (R. ha lavorato in modo diverso con diversi counsellor). Dinamica e polarizzazione. La prima polarizzazione è counsellor-cliente.
Quali polarità emergono e se non si sta attenti prendono il sopravvento nella relazione? Le polarità complementari al problema o all’altro. Questo è fisiologico. Cioè in genere chi ospita tende a seguire i gusti dell’altro. Nell’accogliere prendo la forma dell’altro ma non divento come l’altro. Sono le polarità opposte che finiscono per attaccarsi (della serie quei 2 non si sopportano ma stanno sempre insieme!). Stranamente le polarità si attraggono perché l’una non ha senso senza l’altra.
Dato che la polarità è fisiologica l’unico pericolo è non tenerne conto. In effetti non c’è bisogno di cercarle, semplicemente basta riconoscerle e accoglierle. E’ un lavoro sull’ovvio che bisogna fare. Saper vedere con quei preconcetti che conosco e che possono servire come griglia.
Fondalemtalmente il counsellor sa accogliere quello che emerge dal cliente.

Esempio di polarità che emerge da sé. S. oggi sta davanti a S. e la immagina, la descrive a occhi chiusi. Il counsellor ha chiesto a S. la descrizione (senza spiegazioni) di S. L’obiettivo del counsellor era quello di creare una polarità, S. invece stava creando un “clone”! Il counsellor crea ma differenzia dicendo di immaginarla con gli occhi aperti cioè gli dice tu S. ad occhi chiusi immagina lei davanti a te a occhi aperti. Con questa polarità hanno fatto passi avanti: lei vuol dire qualcosa a S. ma non sa come dirglielo perché è “come camminare sulle uova”, “se gli dico qualcosa che potrebbe non andargli se la prende (è un po’ stizzosa)”, il counsellor dice che è un po’ stizzosa “qualche volta”, “a volte”, “raramente”, così S. trova la sintonizzazione su “sono stizzosa” e accetta il rimando di quello che il counsellor gli dice (è stizzosa); è chiaro che se il counsellor non lo rimanda, quella cosa se ne va e il counsellor lo rimanda trovando la quantità accettabile per S. (attenzione perché è un’operazione delicata).
Attenzione: solo quando trovo il punto di alleanza con il cliente posso “picchiare” sull’altra polarità. S. si sente accompagnata dal counsellor O. nel confronto con P. S. davanti a lei.
Dialogo:
C.: chi potrebbe trovare la S.P. stizzosa?
C.: cambia sedia!
C.: sei la S.P. stizzosa.
S.: mi indigno quando …. In un contesto (c’è un blocco, piange…)…
C.: non sarà quella davanti a te che ti blocca! Apri gli occhi e respira il necessario….cosa ti ha messo in tensione?...
S.: non essere riconosciuta, l’ho detto e mi ha messo in tensione!
C.: non è che quando dicevi qualcosa di giusto ti dicevano che non avevi ragione perché eri stizzosa!!
S.: le candele elettriche sono brutte!
Polarità di S.: la candela elettrica è più sicura….
C.: che emozione provi?
S.: mi sto permettendo di sentire un pizzico di flessibilità
C.: diglielo a S…. con un po’ di flessibilità riesci a fare cose che hanno un po’ più di potere!
S.: quando ti vedo così paonazza io provo paura, mi spavento e voglio andar via
S.: me ne vado perché non voglio essere distrutta dallo scontro, ho paura di essere distrutta e annientata, voglio solo salvare la vita!
C.: cambia posto e diventa la paonazza (il c. gli fa accentuare il movimento delle mani e alzare la voce…; il c. la fa parlare con la persona che lei immagina lì e cioè il compagno e il c. la spalleggia)
S.: il tavolo è mio!
C.: come reagisce il compagno
Compagno: ok per il tavolo, come vuoi tu…
S.: non capisci le priorità del tavolo perché non stai dalla mia parte (il c. la sostiene nel fargli esprimere quello che lei non riesce a esprimere e gli toglie il respiro…
C.: sai alle volte i bambini non dicono perché hanno paura che non gli vogliono più bene o che non sanno più farsi volere bene…
S. (stizzosa): si con l’isolamento!
C.: quanto è durato l’isolanento?
S.: tanti anni
C.: prova a immaginare davanti a te lo zio che ti ha condannato tanti anni fa
S.: (ha 13 anni, parla allo zio e gli dice le cose…) mi pesa sentirmi dire tonta perché ti voglio bene, non ti accorgi delle mie cose e di tutte le cose che faccio per farmi volere bene da te, mi pesa dirti che non devi dirmi tonta perché ti voglio bene…
C.: adesso prova a dirgli le cose che pensi dall’età che hai adesso (40 anni)
S.: mi piaci un sacco zio! Ora che ho 40 anni ti dico che non potevi fare altro a 25 anni, ora che ho 40 anni posso dirti che eri arrogante e il tuo limite era che tu eri… ora che ho 40 anni posso dirti che il mio compagno rispetto a te mi vuole bene, mi accoglie anche se sono grassa, tu invece zio no!
S.: anche io faccio come lo zio Rambo quando ti tratto con arroganza (rivolta al compagno)
S.: caro zio voglio dirti che…..
S.: caro A. (compagno) voglio dirti che…..

Analisi del lavoro
Attivazione/contenimento. Il contenimento vuol dire dare quel supporto che permetta alla persona di andare avanti con i propri passi. Non è interesse del counsellor andare avanti nonostante tutto perché sennò il lavoro lo stai facendo per il tuo narcisismo di counsellor e invece è il cliente che decide di contattare i bisogni e soddisfarli prima o poi. Il lavoro di counsellor è aumentare le possibilità di scelta del cliente cioè il cliente si assume la responsabilità di quello che c’è e in modo diverso dal passato.
Ancoraggio. Più sono ancorato al terreno più posso esplorare. “Io e te siamo reali”, “Tu sei con le tue fantasie e tu puoi….”
1° livello: contenimento dell’ansia. Quando l’ansia era forte, Oliviero ha dato dei piccoli strumenti, “apri gli occhi”, “respira”, è come se gli avesse detto “puoi lavorarci con le risorse di oggi”. A volte il contenitore è il counsellor, è garante, dice “urla!”, “vomita!”, “ridi a crepapelle!” e rimane lì come counsellor; non va bene invece se il cliente dice “voglio metterti le dita negli occhi” perché il principio è che la relazione ospita tutto quello che non fa male a me e a te. Contenere non è reprimere, contenere significa non distruggere.
2° livello: alleanza. Testimonianza di quello che la relazione cliente – counsellor può contenere e quello che la relazione cliente – cliente può contenere.
Quando nel lavoro S. ha cominciato a lavorare con le risorse?
Persecutore/vittima. La vittima è stizzosa. Le polarizzazioni sono tante e con l’esperienza passi da una all’altra. Nel gioco delle polarità nessuna delle 2 polarità ha ragione/torto. Il lavoro si scioglie quando il cliente prende contatto con le risorse e le attiva.
Il 1° momento del lavoro con le risorse è nel dialogo del tavolo: la risorsa è che il tavolo è di S. (lo ha ricevuto in regalo). C’è un buon ancoraggio sul tavolo che è suo. E’ il punto di partenza. Il c. poi restringe. C’era qualcosa che strideva molto, c’erano persone che sembravano conoscersi da tempo ma sembravano perfetti sconosciuti. Il tavolo era nel rapporto tra lei e il fidanzato. E quindi il counsellor ci mette quello che è, in figura e cioè il fidanzato. Il counsellor accorto si accorge che il tavolo è antico ed è prima del fidanzato. E siccome è entrato in campo qualcosa di antico perché fermarsi al recente? (era evidente che era poco il fidanzato…). Poi nel dialogo stizza-flessibilità non sembrava tra lei e lei questo dialogo ma sembrava un dialogo tra un qualcuno e S. Il counsellor va a vedere l’emozione. La paura! Il counsellor mette in gioco la rabbia e il suo prezzo (l’isolamento), quanto è il prezzo? E in qualche modo entra in campo lo zio, e allora la polarità diventa evidente. Sul “non sono riconosciuta” il c. aggancia il prezzo. “sono sola perché non posso esprimere ciò che è iniquo, il c. gioca sull’iniquo e sul diritto. Esce fuori lo zio. Bisogno, suo riconoscimento e soddisfazione. Il c. comincia a lavorare sulle risorse.
Il c. fa il passaggio di polarità: S. dell’età che ha oggi e S. piccola, mette S. piccola davanti allo zio giovane (è la situazione in cui S. non ha risorse) e poi S. grande e lo zio giovane, a quel punto lei ha le risorse per parlarci cioè ha 15 anni più di lui, perché la 40enne dice qualcosa al venticinquenne (e lo dice anche a S. di 13 anni); diventa evidente che lei era infatuata. Allora si torna a qualcosa di più significativo. S. si relaziona a una persona che lo accetta realmente (il compagno che è diverso dallo zio). C’è lo zio idolatrato (perfezione e vita frustrata) e una persona che l’accetta (e S. accetta lui) e anche se non è perfetto lei lo apprezza e lui la apprezza.
A questo punto c’è un contatto con proprie risorse e proprie scelte (lui mi accetta e io accetto lui), lei con rabbia con la faccia rossa (identificazione con l’aggressore in cui lei prende forma di qualcuno che ha amato), è un po’ quella dello zio. Nell’identificazione c’è anche il sapore dei gusti estetici dello zio di cui era vittima un tempo (solo magri e alti e nient’altro). Alla fine è importante dire qualcosa al compagno di oggi e forse dire qualcosa a se stessa.
Schema
- attivazione (fase preparatoria)
- distanza tra polarità

Attenzione: se ti relazioni nel lavoro con le polarità con il pregiudizio non lavori più nelle polarità. Così se lavori con la coppia in coppia non puoi parteggiare per uno e anche se non sei neutro devi sempre saper tarare il tuo pregiudizio fisiologico. Se ascolto non giudico; se ascolto con le orecchie e vedo e ci metto il cervello.

Esercizio di 15 minuti: facilitatore delle 2 polarità.
Espressione di ragioni/emozioni/volontà/narcisismo
Istruzioni: la polarità parla con l’altra polarità, comunicazione diretta con esempi concreti, quando una polarità ha raggiunto un certo acme parla l’altra, è un dialogo.

Esercizio di facilitazione del counsellor/cliente. Alla fine dire che cosa ho preso da te in questo dialogo.

“Se vi impedite di fare errori vi impedite di fare esperienza!”

Esercizio: io counsellor – F. cliente con polarità F. single/sola e amica-fidanzata. Supervisione di O. che consiglia il lavoro tra F. e paura della solitudine di F.
A = parla la paura della solitudine di F.: io voglio che tu …. Tu F. devi ……
B = cosa la paura della solitudine fa per F.
Tutto sotto forma di dialogo.

Come counsellor come posso non prendere le parti di una delle polarità? Essendo equidistanti senza pregiudizi preconcetti. Devo lasciare il tempo al cliente di far uscire le polarità. E se esce una difficoltà questa è utile, cosa c’è di buono nel sentire la difficoltà di non farcela; si può chiedere al cliente di far uscire e far parlare le difficoltà.

Esercizio: polarità di gruppo.
Gruppo dei counsellor. Gruppo dei clienti. Il gruppo dei clienti mette in scena tutto quello che avrebbero voluto che i loro counsellor avessero fatto. Il gruppo dei counsellor mette in scena tutto quello che avrebbero voluto che i loro clienti avessero fatto.

Film
Il giudizio universale. Sono incinta. Ricomincio da capo.
Vediamo “sono incinta”. Avere i figli ha a che fare con il diventare genitori e il diventare genitori ha a che fare con il riconoscere e l’accogliere i propri genitori dentro di sé.

Esercizio
Dialogo tra polarità. Cliente dell’età di oggi e padre con un anno in meno rispetto all’età in cui il cliente è nato (un mese prima del concepimento).
E’ importante cimentarsi nelle difficoltà piuttosto che rappresentarle in modo ironico e leggero e immaginarsela.
Cosa il cliente ha preso di buono dal dialogo?
Cosa il facilitatore ha preso di buono dal dialogo?
Cosa a me cliente mi ha facilitato del counsellor e cosa mi ha ostacolato?
Quando il mio cuore comincia a ospitare modi diversamente abili di amare, si ingrandisce e diventa più grande. Il problema è se stai nella dinamica “tutto o niente”. Se mi permetto di vivere il limite (limite-fortuna). Esempio: divorziare dalla mamma – compagna è necessario per avere la compagna. Divorziare dalla mamma non è necessario.

Vediamo il film che io e C. abbiamo fatto. E’ un film di 10 minuti circa che narra la nostra vita. Si compone di una serie di spezzoni di film che abbiamo scelto noi. O. ci chiede di scrivere una poesia mentre proiettiamo il film al gruppo. Ecco quello che ho scritto.
Allego il file del film (link su …)

Mia poesia
Che vita ma si che vita!
Mi commuove mentre la scopro, mi fa ridere, scherzare, piangere,
giocare, immaginare, pensare, cercare, provare, sbagliare
e ricominciare, batte il cuore, sento l’aria, vedo il mondo
e dove, quando e come lo incontro?
Lo sto perdendo? … Lo sto vivendo? …
Si eccola anzi c’è la vita e forse ci sono anch’io!

Esercizio finale
Video del gruppo con uno storyboard che rappresenta quello che abbiamo preso in questi 2 giorni; ognuno su almeno una sequenza ha l’ultima parola. Video girato in strada, durata di 10’, montaggio “non pensando alla perfezione!”



domenica 8 giugno 2008

Foto Cinzia


Ci tenevo a partecipare alla galleria di immagini.

Un abbraccio a tutti, Cinzia.

martedì 3 giugno 2008

Progetto mediazione teatrale a Ladispoli Dr.ssa Cinzia Arces

Metodologia

La mediazione artistica coinvolge gli ambiti della psicologia clinica e dei gruppi, insieme al linguaggio dell’arte teatrale. Tutto ciò permette interventi mirati allo stimolo creativo e culturale, ma anche veri e propri interventi clinici mediati dal linguaggio artistico. Le prove per la messa in scena finale, le improvvisazioni, la scrittura stessa del testo da parte dei partecipanti, si propongono come un viaggio attraverso la creatività da parte di un gruppo che va affiatandosi e scoprendosi nel corso di un anno di lavoro. È già disponibile un canovaccio di testo sul quale si potranno incardinare gli esiti delle improvvisazioni e degli scritti prodotti dai partecipanti. Tutto ciò è possibile, perché il testo ha struttura modulare, e risulta adattabile al numero dei partecipanti e agli arricchimenti provenienti dai loro testi.


Finalità

Questo specifico progetto è mirato al disagio giovanile della città di Ladispoli. Un laboratorio teatrale creativo in loco può offrire ai giovani che vanno dai 15 ai 35 anni, l’alternativa alla “emigrazione a Roma” per spendere il tempo libero. Attualmente solo i maggiorenni sono favoriti in tali spostamenti, potendo usufruire dell’automobile e dell’accesso a tutti i divertimenti della città. I minorenni, invece, dovendo rimanere in sede sono a rischio di devianza senza sufficienti poli d’aggregazione. La specificità dell’approccio di mediazione teatrale, prevede uno specifico intervento anche sulle problematiche dei partecipanti, e promuove un polo d’aggregazione intorno ad un’attività creativa in gruppo, atta a favorire le capacità relazionali. Una semplice quanto efficace risposta ai germi della mentalità tipica del bullismo, alla tendenza all’isolamento, alla mancanza di fiducia nelle proprie capacità creative e relazionali. Il laboratorio dunque si avvale sia delle tecniche provenienti dal lavoro d’attore, che di quelle provenienti dall’esperienza dei laboratori di scrittura. Lo scopo è quello di fornire un insieme di stimoli creativi, che vadano a confluire in una produzione che il gruppo riconosca come propria, fino alla messa in scena alla fine dell' anno.

Modalità
Il lavoro di mediazione teatrale si basa sulla costituzione di uno o più gruppi, il programma che segue e le attrezzature necessarie riguardano un singolo gruppo tipo. È possibile pensare a percorsi paralleli di più gruppi che possano confluire in un unico spettacolo o in più spettacoli.

Il laboratorio prevede la durata di 12 mesi tra l’inizio di settembre 2008 e la fine di luglio 2009, al termine dei quali è prevista una messa in scena. Sono necessari due tipi di spazio:
Uno durante l’anno, tipo palestra o sala per danza (privo di specchi e vuoto) indispensabile per i seguenti usi: per i colloqui iniziali, la conduzione del laboratorio e le prove. Gradita la presenza di un impianto stereo.
Uno per la messa in scena finale, con palcoscenico.

Spazi possibili per la conduzione del laboratorio (colloqui e prove inclusi).
Palestre scolastiche
Sale danza
Sale comunali
Spazi possibili per la messa in scena:
Installazione di un palcoscenico all’aperto per la manifestazione estiva Ladislao
Location “La Grottaccia” in via Rapallo.

Programma
Il mese di settembre 2008, sarà dedicato ai colloqui con gli interessati alla partecipazione. L’intento è informativo, e mira anche alla conoscenza più approfondita delle persone che andranno a formare ogni gruppo. Tramite questi colloqui, si può provvedere anche ad una selezione mirata a costituire dei gruppi, quanto più possibile omologhi dal punto di vista dell’età e della motivazione verso questo laboratorio.
Nel mese di ottobre è prevista la partenza del/i gruppo/i.
Di ogni gruppo faranno parte 12 o 13 persone.
Gli incontri saranno una volta la settimana, pomeridiani e serali. Ogni incontro durerà due ore.
Lo spettacolo finale si terrà nel periodo estivo di luglio, incluso nella manifestazione Ladislao Polifestival.