domenica 15 luglio 2007

6° incontro
16 -17 giugno 2007. Michele Cavallo

Parlando di setting per un gruppo di counselling è importante tener conto della tipologia degli U: se ci sono all’interno persone con doppia diagnosi (ad esempio alcolista/schizofrenico), queste avrebbero bisogno da un lato di regole rigide, coercitive, ma dall’altro di essere affrontate in modo non frontale, “lateralmente”. Un esempio può facilitare la comprensione di questo assunto:
Dario è un soggetto schizofrenico/alcolista. Il C decide di fargli rappresentare con un gruppo di utenti l’Orlando Furioso. Durante la messa in opera D ha bisogno di continue rassicurazioni: il C sa che non deve dargliele come lui le chiede. : “Sono stato perfetto?”. C: “Sei stato meglio di prima!”. Dopo che per mesi D. si è preparato per la rappresentazione, il giorno precedente della prima, si rifiuta di recitare: chiama il C e esprime tutte le sue paure, affermando anche che, se non reciterà, gli altri lo farebbero sentire una cacca. D si è sempre sentito definire così dal padre; la macchia per D non è l’alcolismo, né tanto meno la schizofrenia o il sentirsi “cacca”, ma invece è “il godere nel sentirsi cacca”. D non lo sa, quella macchia non si vede, eppure è proprio quella che lo rende singolare, proprio in quel punto preciso è D. Se il C gli dice “Sei bravo, sei un figo” gli toglie la possibilità di riconoscersi; d’altronde non può neanche dirgli “Sì, è vero, non recitando dimostri di essere veramente una cacca”. In questo caso il C decide di esprimere a D questo concetto: “Da un lato mi fa molto piacere se tu ci fossi, perché sarebbe piacevole la tua presenza, ma non ti preoccupare, va comunque bene anche se non vieni, perché già ci sei all'interno del lavoro per tutto quello che hai fatto finora. Tu ci sei anche se fisicamente non ci sei”.
Metaforicamente questo avvenimento rappresenta il rapporto fra D e il padre: i due infatti sono separati fisicamente, eppure si sentono tutti i giorni la figura paterna, qualsiasi siano le affermazioni del figlio, gli rimanda l’immagine di essere una cacca. C. esplicita a D. questo concetto: “Fai finta che noi siamo il gabinetto, tu non vai in bagno quando non ti scappa la cacca e vieni qui solo quando te lo senti, noi ci siamo”. Il C rimanda a D. l’immagine che la lontananza, l’abbandono, non è dato dalla distanza fisica.
Questo discorso vale anche per qualsiasi altra patologia o persona: in un bambino iperattivo la macchia non è questo sintomo; il compito del C è proprio quello di capire cosa nasconde l’iperattività, non per eliminarla, ma per trovare strategie che possano rendere quella persona più adattata.
Lo psicotico non vuole limiti esterni, come ad esempio l’orario di arrivo o l’orario di chiusura dell’incontro. Non sta bene all’interno di un cerchio perché si sente fagocitato, annullato; lui non si percepisce per niente simile ai componenti del suo gruppo, ha una forte resistenza verso quest’ultimo. Non vuole essere al centro dell’attenzione e, se lo si guarda, pensa: “Che vuoi?”. Questo discorso vale anche per le persone tendenti allo psicotico.
Il narcisistico invece gode a stare sotto gli occhi degli altri.
Il gruppo insegna la vita di relazione, perché è chiaro che ognuno deve rinunciare a qualcosa di sé. In pratica appena si entra all’interno di un gruppo va sacrificato parte del proprio sé. Ecco perché spesso, quando si inizia, il C invita le persona a presentarsi, affinché ognuno sia in qualche modo rassicurato: gli U infatti, in quel momento si sentono riconosciuti della propria singolarità. Queste dinamiche avvengono anche in famiglia, negli ambienti di lavoro: da un lato non vogliamo essere fagocitati, ma allo stesso tempo abbiamo paura di essere esclusi.
Il gruppo funziona per fasi: un po’ come nell’adolescenza, dove in alcuni momenti si è fusi col gruppo e in altri ci si allontana, il C deve stare attento a non fare il padre (o la madre) o a non ricercare l’amore degli U.

In questo laboratorio lavoreremo su tre principi trasversali che riguardano non la singolarità ma proprio l’identità del gruppo.

Il primo è il Principio del trascinamento che è essenziale affinchè un gruppo lavori bene. Per prima cosa il C deve individuare che persone ha davanti e successivamente decidere dove vuole farle arrivare. Poi occorre scegliere il mezzo da usare per trascinarle e la velocità che vuole utilizzare.

Stato:
RABBIA trascinamento TRANQUILLITA '

In questo schema il gruppo parte arrabbiato, è importante ricordarsi che lo stato cambia continuamente, e il C decide di trascinarlo, con un mezzo a sua scelta, ad un nuovo stato, quello ad esempio della tranquillità.

Tratto:

INTROVERSIONE trascinamento ESTROVERSIONE

In questo caso riportato qui sopra il gruppo è introverso. E’ importante ricordarsi che il tratto è stabile e il C decide di trascinarlo all’estroversione. Questo discorso vale chiaramente per i lavori individuali.
Per riassumere bisogna capire dove sta il gruppo, cercare un modo per sincronizzarsi a lui per poi portarlo ad un livello di buon funzionamento. Solo a quel punto è possibile lavorarci.
ESEMPIO: trovare un insieme di stimoli che trascinino i partecipanti e li sincronizzi. Si può utilizzare il corpo, la voce, la musica, ma la cosa più difficile è agganciarlo, perché ad esempio non c’è niente di peggio per una persona arrabbiata, sentirsi dire: “Che bella giornata”. Per capire lo stato del gruppo, il C deve utilizzare più indizi possibili, anche perché all’apparenza una persona può essere calma ed invece avere una forte tachicardia.

I punti da raggiungere sono: la sincronizzazione e l’attenzione, utilizzando degli stimoli apparentemente stupidi come ad esempio battere i piedi a ritmi precisi; poi ad esempio aggiungere un battito particolare delle mani. Una volta raggiunta una buona sincronizzazione e un buon livello attentivo, si può stratificare un suono con la voce. Ancora: il gruppo unico può essere suddiviso in sottogruppi che fanno movimenti e suoni diversi.
Affinché il gruppo segua il C è importante aumentare la difficoltà del mandato poco alla volta aumentando i livelli di difficoltà uno per volta.
ESEMPIO: creare un movimento alternandolo ad una pausa. Una volta appreso questo si inizia ad aggiungere un elemento in più, ad esempio la musica che deve essere non ripetitiva, non prevedibile perchè si rischia di produrre un ballo. Ancora si può passare dall’esecuzione in gruppo al lavoro in coppia. Il C può dare un significato specifico al momento della musica che può essere ad esempio l'Accoglienza e un altro significato al silenzio il Distacco.
Si dovrà poi trovare una continuità fra i due momenti: deve succedere qualcosa affinchè dall'accoglienza si arrivi al rifiuto e così si individua un altro elemento da stratificare. La rabbia può essere espressa anche senza il movimento, con gli sguardi, i gesti...
Un altro esempio può essere rappresentato da tre persone: uno simboleggia la persona passiva, un'altra l'attiva e la terza quella manipolata dai due, come una palla sballottata da una parte all'altra. (potrebbero metaforicamente essere i genitori ed un figlio, o una stessa figura genitoriale può essere a volte attiva a volte passiva..)

Il secondo Principio trasversale è l'isomorfismo.
Ad esempio una camminata libera isomorfa ad un suono (isomorfismo = stessa forma). Partendo da uno stimolo preciso il gruppo esegue una camminata. Una musica può evocare una cannonata, per cui si produrrà una camminata che renda isomorficamente quell’immagine. Il C invita il gruppo a fare tutto in modo meccanico: è importante non richiedere la naturalezza ma la ripetitività e terminare l'esecuzione sempre con uno stimolo di dilatazione e di apertura. E' dalla meccanicità che il C ricava nel tempo l'individualità di ciascuno.

Se l’U non riesce nel mandato, il C può aiutarlo facendogli fare, senza saperlo, la fase di attesa e la successiva del rilassamento. C “Guarda!” L’U attende ciò che il C vuole dirgli e così, spontaneamente lo mette in stato di attesa; poi gli chiede di dargli le spalle e l’U si rilassa.
Nella sospensione non c’è il trattenere il respiro ma è come un atteggiamento di galleggiamento. Può anche essere nostalgia, come una sensazione antica: è un creare un aspettativa dove ogni U mette qualcosa di se. Può essere un aspettativa struggente, piacevole, dolorosa, angosciante. Si chiede una produzione meccanica ma è una cosa che contiene parte dell’U.
Il C invita uno alla volta i partecipanti del gruppo a rappresentare la sospensione e il rilassamento. Nel secondo momento si può chiedere all’esecutore o di parlare al gruppo non sfuggendo con lo sguardo, o di muoversi ecc.
Un esempio di isomorfismo si può mettere in scena in questo modo: un U impersonifica la parte di un uomo che ha appena perso un arto (si lavora quindi sul tema della patologia fisica e dei possibili sistemi individuali per negare il passare del tempo…..esempio non facendo scelte, intraprendendo attività che garantiscono la chiusura e non lasciano frustrazione). Ascoltando uno stimolo sonoro e parlando in modo isomorfo alla musica, deve raccontare come vive questo cambiamento fisico; durante la pausa resta in attesa. Poi ripete lo stesso esercizio interpretando lo stesso uomo ma dopo venti anni dall’incidente.

SINESTESIA. Questa parola significa trasformare la percezione da un canale sensoriale ad un altro. Un esempio può essere “ha uno sguardo pungente”.

Il terzo Principio trasversale è il FLOW
Il flow è un particolare stato di attenzione e concentrazione in cui l’individuo è completamente dentro la cosa che sta facendo senza avvertire la fatica, il tempo che passa e tutto ciò che è esterno a se. Tale stato si ha quando siamo fortemente motivati, il campo è circoscritto e ciò che facciamo è lo stesso nostro fine. Il pratica è gratificante fare quell’attività di per se. Si dirige la mente su questa pratica specifica e si presta attenzione solo a quello. L’attività deve avere delle caratteristiche precise. Per arrivare al flow occorre del tempo che, inizialmente sarà di circa venti minuti ma, con l’esercizio l’U può arrivarci in pochi minuti. La mente è come uno getto d’acqua ma ha necessità di avere argini: se il letto del fiume non è giusto (o troppo grande o troppo piccolo) l’acqua diventa una palude e ristagna mentre nel flow l’acqua deve scorrere. Se ad un bambino proponiamo dei giochi troppo facili o troppo difficili, si demotiva e si deconcentra. Anche il C col gruppo deve trovare il flow proponendo una struttura giusta per quel gruppo stesso.
Quando il peso del compito è pari alla competenza si ottiene il Flow.


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La caratteristica del flusso è che se lo si prova, si vuole ripetere.
A volte si possono sopravalutare o sottovalutare le proprie capacità o, se si tratta della gestione di un gruppo, il C può incorrere in uno di questi due rischi.

ESERCIZIO Il C fa leggere a due persone un brano e, dopo avergli lasciato il tempo di analizzarlo, le invita a esprimere cosa tale testo suscita ad entrambe. “Che qualità isomorfa notate? Che materia vi suscita? Ora leggete il testo a voce alta”. Il C invita il gruppo ad osservare e a commentare, senza dare giudizi, le due diverse letture messe a confronto. Dopo aver individualizzato le caratteristiche dell’esecuzione meccanica delle due letture, il C invita gli stessi due U a rileggere il testo amplificando le caratteristiche che sono state individuate in loro. Ad esempio la prima allungava molto le vocali e sfuggiva nelle consonanti. “Ora amplifica questa modalità utilizzando isomorficamente anche il tuo corpo in modo meccanico. Cosa fanno le vocali dentro di te? Ognuna di esse fa qualcosa in tutto il tuo corpo”. Durante l’esercizio il C fa notare le particolarità meccaniche delle rappresentazioni dell’U che lavora. Ad esempio U potrebbe farsi comandare dal proprio corpo ed essere in balia; non è lui che comanda ma è il suo corpo che “vince”. Il corpo deve essere il regno dell’U, anche senza un braccio, anche con la malattia, anche con la sordità e con l’acne.
C: “Il suono/stimolo deve conquistare tutto il tuo corpo fino ai piedi. Le vocali fanno qualcosa dentro tutto il tuo corpo: l’esercizio meccanico scende è conquista tutto il tuo corpo”. Non sono necessari grandi movimenti, basta anche il respiro e gli occhi e questi ultimi devono rimanere aperti. L’esercizio si deve eseguire ripetutamente fino a fare in modo che l’U arrivi al suo punto cieco, la sua singolarità.
Altro esempio: il secondo U nella lettura scivola sulle vocali mentre si sofferma sulle consonanti. Il C fa accentuare ancora questa modalità dell’U fino quasi a far sparire le vocali. Il gruppo cerca le qualità isomorfe del suono emesso: ad esempio le consonanti sembrano sputate, lanciate nel vuoto.
Il C: “Cosa fanno le consonanti dentro il tuo corpo? Se dovessi esprimere in modo isomorfo cosa fanno le consonanti dentro di te, cosa diresti?” L’U risponde: “Fanno tensione”. C: “Come una sospensione. Prova a spingere di più ancora sulle consonanti, stai attento alle posture, tenendo dritta le schiena e poggiando i piedi ben per terra”.
Il C invita il gruppo ancora a vedere le caratteristiche isomorfe di ciò che è stato rappresentato.
In generale le vocali sono aeree, dilatate, mentre le consonanti sono quelle che radicano.
Facendo questo “semplice” esercizio, che deve essere per l’U né troppo facile né troppo difficile, si può arrivare al Flow, alla concentrazione e all’attenzione. Il C può lavorare affinché un U troppo assertivo, accondiscendente, diventi più autonomo, e un U “aereo” diventi più radicato.
Chi ha lavorato è poi invitato a dire come ha vissuto questa esperienza: “All’inizio mi preoccupavo di ciò che avrei dovuto fare con la paura di non rispondere alle aspettative dell’altro. Nel momento in cui sono riuscita a concentrarmi, è stato più facile”. C: “Non è detto che il C si aspetti qualcosa da te e soprattutto che tu debba rispondere alle sue aspettative”.
Il C si può trovare davanti un U poco collaborativo e quindi deve trovare una strategia adatta a quella persona; in qualche modo deve “imbrigliarla” e “domarla”, usando anche l’umorismo o amplificando la sua condotta.
Questo piccolo processo del parlare può essere rappresentativo di come il soggetto affronta la vita.
Brain storming

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