Metodologia
La mediazione artistica coinvolge gli ambiti della psicologia clinica e dei gruppi, insieme al linguaggio dell’arte teatrale. Tutto ciò permette interventi mirati allo stimolo creativo e culturale, ma anche veri e propri interventi clinici mediati dal linguaggio artistico. Le prove per la messa in scena finale, le improvvisazioni, la scrittura stessa del testo da parte dei partecipanti, si propongono come un viaggio attraverso la creatività da parte di un gruppo che va affiatandosi e scoprendosi nel corso di un anno di lavoro. È già disponibile un canovaccio di testo sul quale si potranno incardinare gli esiti delle improvvisazioni e degli scritti prodotti dai partecipanti. Tutto ciò è possibile, perché il testo ha struttura modulare, e risulta adattabile al numero dei partecipanti e agli arricchimenti provenienti dai loro testi.
Finalità
Questo specifico progetto è mirato al disagio giovanile della città di Ladispoli. Un laboratorio teatrale creativo in loco può offrire ai giovani che vanno dai 15 ai 35 anni, l’alternativa alla “emigrazione a Roma” per spendere il tempo libero. Attualmente solo i maggiorenni sono favoriti in tali spostamenti, potendo usufruire dell’automobile e dell’accesso a tutti i divertimenti della città. I minorenni, invece, dovendo rimanere in sede sono a rischio di devianza senza sufficienti poli d’aggregazione. La specificità dell’approccio di mediazione teatrale, prevede uno specifico intervento anche sulle problematiche dei partecipanti, e promuove un polo d’aggregazione intorno ad un’attività creativa in gruppo, atta a favorire le capacità relazionali. Una semplice quanto efficace risposta ai germi della mentalità tipica del bullismo, alla tendenza all’isolamento, alla mancanza di fiducia nelle proprie capacità creative e relazionali. Il laboratorio dunque si avvale sia delle tecniche provenienti dal lavoro d’attore, che di quelle provenienti dall’esperienza dei laboratori di scrittura. Lo scopo è quello di fornire un insieme di stimoli creativi, che vadano a confluire in una produzione che il gruppo riconosca come propria, fino alla messa in scena alla fine dell' anno.
Modalità
Il lavoro di mediazione teatrale si basa sulla costituzione di uno o più gruppi, il programma che segue e le attrezzature necessarie riguardano un singolo gruppo tipo. È possibile pensare a percorsi paralleli di più gruppi che possano confluire in un unico spettacolo o in più spettacoli.
Il laboratorio prevede la durata di 12 mesi tra l’inizio di settembre 2008 e la fine di luglio 2009, al termine dei quali è prevista una messa in scena. Sono necessari due tipi di spazio:
Uno durante l’anno, tipo palestra o sala per danza (privo di specchi e vuoto) indispensabile per i seguenti usi: per i colloqui iniziali, la conduzione del laboratorio e le prove. Gradita la presenza di un impianto stereo.
Uno per la messa in scena finale, con palcoscenico.
Spazi possibili per la conduzione del laboratorio (colloqui e prove inclusi).
Palestre scolastiche
Sale danza
Sale comunali
Spazi possibili per la messa in scena:
Installazione di un palcoscenico all’aperto per la manifestazione estiva Ladislao
Location “La Grottaccia” in via Rapallo.
Programma
Il mese di settembre 2008, sarà dedicato ai colloqui con gli interessati alla partecipazione. L’intento è informativo, e mira anche alla conoscenza più approfondita delle persone che andranno a formare ogni gruppo. Tramite questi colloqui, si può provvedere anche ad una selezione mirata a costituire dei gruppi, quanto più possibile omologhi dal punto di vista dell’età e della motivazione verso questo laboratorio.
Nel mese di ottobre è prevista la partenza del/i gruppo/i.
Di ogni gruppo faranno parte 12 o 13 persone.
Gli incontri saranno una volta la settimana, pomeridiani e serali. Ogni incontro durerà due ore.
Lo spettacolo finale si terrà nel periodo estivo di luglio, incluso nella manifestazione Ladislao Polifestival.
martedì 3 giugno 2008
1 commento:
e' una figata confrontarsi anche solo leggendo le idee e le creazioni artistiche di ognuno. Trovo interessante il tuo progetto Cinzia e, mentre lo leggevo, ho pensato che in Sardegna soprattutto a cagliari un lavoro di questo tipo sarebbe essenziale nei quartieri, forse è più corretto dire nel quartiere piuttosto ghettizato della mia città. Cagliari non ha il grossissimo problema che ho visto espandersi nel nord e anche a Roma negli ultimi anni. Da questo punto di vista siamo fortunati; siamo poveri come popolo e abbiamo un livello molto alto di disoccupazione che non possiamo certo offrire posti di lavoro all'esterno. Ci sono quasi solo donne dell'est che fanno le badanti. In compenso c'è solitudine e degrado fra gli stessi isolani. Grazia Cinzia di aver condiviso il tuo progetto con noi. Mi piacerebbe discutere con te sui contenuti. Il venti ti porto i miei laboratori così ci confrontiamo anche sugli specifici contenuti se hai voglia. Buon lavoro e un abbraccio a tutti.
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