aggiungo il mio contributo ... ciao a tutti! Rinaldo
Incontro condotto da Laura Quattrini, Musicoterapeuta (11 e 12 ottobre 2008)
Esigenza primaria è trovare canali di espressione. La musicoterapica è un lavoro che permette di aprire delle corde, è più efficace per casi più gravi (con più handicap, tetraplegici ad esempio), il suono arriva, li tocca, li emoziona e loro avendo la voce possono produrre suoni.
Nella relazione d’aiuto Laura è convinta che ci debba essere coinvolgimento senza essere invadenti. Però attenzione a non farsi prendere da manie di protagonismo, anche nei casi più gravi si fa una proposta e si vede cosa arriva.
Ognuno di noi ha un passato e una memoria sonora che risale alla vita intrauterina perché l’udito è una delle prime cose che si forma così come il tatto. Il suono si percepisce con 2 sensi: udito e tatto; viene percepito attraverso il tatto nel senso della pressione. Gli operatori degli aeroporti hanno la sordità come malattia professionale perché ricevono in tutto il corpo il suono degli aerei. Quindi quando si ha a che fare con una persona dobbiamo tener presente che una proposta sonora può provocare angoscia. Es. chi ha subito un’ospedalizzazione lunga da bambino (in incubatrice) nel caso in cui riceva il suono di un carillon potrebbe provare angoscia perché in passato i carillon erano usati negli ospedali dove si trovavano i bambini. Quindi occorre cautela. Non possiamo sapere, può essere qualsiasi cosa. Bisogna stare attenti alle proposte sonore che si fanno e bisogna stare attenti a cosa succede.
Fare musicoterapica vuol dire lavorare con i suoni, non vuol dire fare musica. Questo non vuol dire che un musicoterapeuta non debba sapere niente di musica.
E’ importante sapere che c’è una risposta fisica, neurologica alle diverse frequenze; quelle basse (suoni gravi) vengono sentiti più dalle parti addominali dove c’è più spazio e cavità; quindi quelle gravi risuonano nello spazio addominale e lo vediamo quando ci muoviamo al suono di un tamburo (uso di frequenze gravi per il recupero di capacità di concentrazione per bambini ipercinetici che possono beneficiare di un’attività ritmica); le frequenze alte colpiscono la testa e la parte alta del petto, però affaticano di più il cervello; il suono grave è una memoria piacevole perché il feto percepisce i suoni interni, delle cavità addominali. Con i suoni gravi (tamburi) si possono sviluppare queste capacità oppure in chi ha problemi di paresi o emiparesi può aiutare un recupero del movimento che spesso attraversa il suono ci può essere. Spesso i fisioterapisti non lavorano sul diaframma e se i bimbi sono tetraplegici non hanno la voce, e invece nel recupero del diaframma viene fuori la voce. La voce c’è sempre, perché il bimbo se non avesse la conformazione dell’apparato fonico buona potrebbe morire subito, quindi la voce c’è in ogni caso!
Suggerimento ai futuri counsellor: fate si che la persona che avete davanti usi la voce e vedete come la usa e cosa ne fa. Ad esempio per chi ha problemi gravi in ambito psichico, la voce dice dove è contratta la persona; le persone molto disturbate hanno una voce stridula o fessa. Attraverso l’osservazione della voce si può vedere se la persona è trattenuta o no.
Come osservare? Ascoltando a occhi chiusi!
Attraverso la voce chi ci sta parlando ci aiuta a capire quali sono i punti deboli e vedere cosa farne nella relazione d’aiuto. I campi in cui si può agire con la voce e la musica sono la didattica, l’animazione e la musicoterapica.
La Musicoterapica vuole usare il suono per aiutare le persone a mettersi in relazione con le proprie difficoltà.
Se le competenze musicali dell’operatore non sono tante è meglio non addentrarsi in cose complesse, conviene limitarsi a fare proposte musicali.
Un sordo profondo sente con il tatto non con l’udito. Con i bambini si può fare il tamburo con le mani, gli piace tanto!
Esercizio del dialogo sonoro: a coppia, con uno o più strumenti ognuno fa una sequenza, l’altro entra e così vediamo la relazione. Nei primi 5 minuti, uno propone e l’altro interagisce, nei successivi 5 minuti si invertono i ruoli. Occorre fare attenzione a quello che succede in coppia.
Dal punto di vista fisico disturbano i suoni acuti e forti; affaticano anche l’udito i suoni inarmonici prodotti con gli strumenti elettronici. L’apparato uditivo funziona con un range centrale raffinato che nelle parti estreme esce dalle soglie di udibilità. Nelle fasce estreme per sentire il suono deve essere molto amplificato, sentiamo il suono ma ci affatichiamo di più.
Nelle discoteche il suono riproduce una danza tribale (trance-ipnosi), questa è un’ipotesi ragionevole del bisogno da soddisfare; è un’esigenza umana quella di andare su stati alterati di coscienza.
L’adolescenza è la separazione dai genitori e la ricerca della propria identità. In tutte le culture e le età dell’uomo.
Esercizio tamburo
Suono del corpo come tamburo. 2 persone suonano e l’altro è il tamburo. Ai bimbi piace per farsi rilassare magari accucciati. A quelli piccoli piace ai piedini e alla testa. Normalmente la musicoterapica si usa più con i bambini; questo è un giochino che serve a rilassare e ad aiutare la relazione.
Esercizio la sonorizzazione della mia infanzia
La storia sonora della mia infanzia. La biografia sonora. Ogni partecipante scambia la propria biografia con l’altro e l’altro la legge, poi chi è l’autore dice le sue sensazioni ed emozioni mentre l’altro ha letto.
Il nostro corredo sonoro può essere molto diverso, ricordarsi suoni del passato riporta a esperienze significative. Sonorizzare il proprio passato significa recuperare qualche esperienza o brutta esperienza. A volte questo esercizio può essere utile per vedere da dove viene o che storia ha qualcuno che ha una relazione d’aiuto con noi.
A volte le difficoltà ci portano a crescere e gliene possiamo essere grati. Perché sennò ci saremmo seduti. E perdonare vuol dire capire le ragioni dell’altro, vedere le proprie e trovare la propria strada.
Il nostro destino, il mio destino difficile mi ha portato ad essere migliore di quello che sarei potuto essere, tutte quelle difficoltà mi hanno costretto a lasciare.
Esercizio
Provare a sonorizzare con voce o oggetti, l’aria, l’acqua, il fuoco e la terra. Prima da soli, poi in gruppo. Serve per vedere l’armonia. Poi come se ci fosse la furia degli elementi. Si può fare anche con 2 percussionisti, 2 cantanti, 2 strumenti a fiato e a turno si cambia ruolo.
Dialogo sonoro
Processo: il cliente sceglie uno strumento, il terapeuta sceglie uno strumento uguale o simile; per un po’ si procede con il ricalco e si cerca di capire di cosa sta parlando e che problemi ha la persona; se ad esempio la persona fa una proposta sempre identica (ossessiva/compulsava) si fanno proposte un po’ diverse, si vede cosa fa l’altro e se il cliente rimane fermo, si fa la proposta diversa dopo un po’; naturalmente con un paziente psichiatrico ci vuole un tempo lungo per lavorare. Le capacità che servono sono: osservazione, concentrazione e memoria e attenzione a non farsi prendere la mano da quello che il counsellor vorrebbe fare.
Esercizio collegato
2 triadi con cliente, counsellor e osservatore. Il cliente fa una proposta con strumento e il counsellor ha uno strumento simile, l’osservatore registra cosa succede.
Bisogna sempre tener presente che la sofferenza è più feconda per trovare soluzioni rispetto alla gioia.
L’aspetto più forte del lavoro con i suoni non porta mai con sé connotati di tipo morale e quindi è molto utile questa tecnica con pazienti che hanno disturbi psichiatrici o psicologici. Anche con chi non ha disturbi molto forti.
Noi non sappiamo di saper fare tante cose: battere il tamburo con ritmo è una cosa istintiva perché abbiamo il ritmo del cuore, della peristalsi intestinale, il ritmo del respiro, abbiamo bisogno di renderci conto che possiamo farlo.
Uso della musicoterapica come strumento diagnostico: dialogo musicale.
Il suono passa dove altre cose non passano; se il bambino non parla con la mamma non parla neanche con l’operatore d’aiuto. Nelle relazioni d’aiuto ci vuole l’attitudine. Con bambini “traumatizzati” il disegno è più adatto della musica.
Domino sonoro
In cerchio ognuno lancia un suono al vicino, quello ripete e poi ne passa un altro al vicino e così via sempre più veloce.
Gorgheggi
Gorgheggi a occhi chiusi. Si scalda la voce e pian piano aumenta tutto.
Sinfonia alla ricerca di un’armonia
Ognuno si inventa una sequenza sonora, scelgo un compagno e gliela racconto, anche lui/lei fa così e cerchiamo di metterla insieme. Due coppie mettono insieme e poi quello che viene fuori va messo insieme con quello dell’ultima coppia. Prova di come uno funziona in un’attività di tipo collaborativo.
Quando viene fuori la sinfonia si registra e vediamo se si può migliorare e come. Poi si registra una seconda volta. Il tema nel nostro esercizio è stato quello del treno.
Esercizio di costruzione e uso di uno strumento
Bisogna costruire uno strumento e usarlo. Sinfonia insieme.
Suono bitonale
Lingua a metà palato con un piccolo spazio. Muovere la lingua avanti e indietro con la bocca semichiusa. Usare il diaframma. Tipico dei mongoli tucani. Ecco un modo per giocare con la propria voce.
Sessione di musicoterapica con Silvia Ragni 7 novembre 2008
Esercizio di riscaldamento/apertura
Ognuno si mette in una posizione comoda a occhi chiusi, il conduttore dice di immaginare un viaggio su una foglia o in una piccola barca in un luogo tutto da immaginare… ognuno comincia a fare suoni con la voce, con gli strumenti, con le mani e piano piano a occhi aperti si crea un’armonia insieme. Alla fine condivisione.
Esercizio a coppia
Il conduttore dice a ognuno di provare a scegliere un altro, mette su una musica di sottofondo, poi spiega che uno guiderà e l’altro farà da specchio, colui che guida fa una serie di movimenti che l’altro imita soltanto guardandolo negli occhi e senza parlare. Con un’altra musica si inverte la guida, con una terza musica i due si muovono insieme liberamente senza nessuna guida, poi includono gli altri, si muovono e ballano tutti insieme.
Direttore d’orchestra
Ognuno sceglie uno strumento, si mettono vicini quelli che hanno strumenti simili (ad esempio percussionisti). Una persona con il suo strumento va al centro e diventa il direttore, piano piano o forte forte coinvolge tutti e viene fuori un lavoro corale!
Pulcino
Una persona si mette al centro, viene coperta con un telo, comincia a muoversi e tutti quello che gli stanno intorno suonano gli strumenti seguendo i suoi movimenti, prima piccoli e poi più ampi, piano piano tutti entrano nella sinfonia corale.
venerdì 28 novembre 2008
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