PROGETTO DI EDUCAZIONE SANITARIA
EMOZIONI FATTE A MANO:
SPERIMENTARE PER SENTIRE
IMPOSTAZIONE DEL PROBLEMA SCIENTIFICO E FINALITA’ SANITARIE
Lavorare per riconquistare la globalità dell’individuo nella sua dimensione biologica, psicologica, sociale, affettiva e relazionale, é una sfida per la società attuale che sta virtualizzando e rendendo sempre più incorporea ogni esperienza. Viviamo in un mondo popolato da persone cresciute lontano dalla loro sfera emotiva: uomini e donne di grande intelligenza e cultura, che spesso fanno scelte di vita molto razionali e che hanno scarsissima dimestichezza con la capacità di interrogarsi e di sentire quello che provano. Spesso la stessa educazione familiare, scolastica ecc. punta di più sul “successo formativo” inteso come raggiungimento di obiettivi cognitivi, sull’acquisizione di competenze intellettive, trascurando tutti gli aspetti emotivi e relazionali che entrano nell’ordito della personalità globale dell’individuo.
Molti adulti spingono all’ “eccellenza” e all’ “onnipotenza” i propri figli sin dalla loro nascita con i loro sguardi innamorati e vivono come “miracoloso” ogni loro gesto, frase, ragionamento. Spesso la loro percezione è che i loro figli facciano cose eccezionali, affermino concetti “strabilianti” e riescano a produrre in modo precoce, limitandosi a valorizzare le sole competenze intellettive.
E’ indubbio che la varietà e la ricchezza degli stimoli esterni in cui viviamo oggi porta, soprattutto i bambini, ad avere un’accelerazione nella crescita delle competenze cognitive, ma la personalità di ogni singolo individuo comprende sia la sfera prettamente intellettiva che quella affettiva, relazionale, sociale, per cui non possiamo affermare che un individuo sia maturo se non sono sviluppate in lui tutte queste componenti.
Spesso noi adulti abbiamo imparato a seppellire la maggior parte delle nostre emozioni nel profondo di noi stessi e a dimostrare al mondo soltanto quello che ci sembra sicuro, accettabile socialmente. La maggior parte di noi si sente particolarmente a disagio con i sentimenti comunemente considerati “negativi”, come la paura, la tristezza, il dolore, la rabbia, la timidezza. In realtà non esistono emozioni negative; le definiamo così perché non le conosciamo, ma sono sentimenti naturali ed importanti. Invece di respingerli ed evitarli, abbiamo bisogno di esplorarli, per scoprire il loro funzionamento. Permettendoci di riconoscerli e di viverli, quando si presentano, impariamo a sviluppare gli strumenti per rimanere in contatto con essi. Le emozioni, infatti, sono una parte essenziale della forza vitale che si muove costantemente attraverso di noi. Impedendo a noi stessi di vivere appieno i nostri sentimenti, interrompiamo il flusso della forza vitale e l’energia viene bloccata nel corpo; essa può generare sia “dolori emozionali” (depressione, ansia, apatia), sia dolori fisici e comportamentali (mal di pancia, di testa, balbuzie, iperattività, aggressività). Concederci di viverle e di comunicarle in modo costruttivo ed equilibrato, fa si che scorrano facilmente e naturalmente attraverso di noi.
In svariati anni di esperienza sia in campo clinico che in quello della prevenzione, ci si è occupati prevalentemente dell’età dello sviluppo, in particolare dei problemi educativi ed affettivo-relazionali dei bambini proposti dai genitori, dalla scuola, dai Tribunali. Si è pertanto potuto constatare che lo scompenso della maggior parte degli utenti, bambini e non, è dovuto ad un mancato riconoscimento delle emozioni e dei propri costrutti mentali: esiste una difficoltà di fondo a conoscersi, a sentirsi, a capire i propri desideri, a trovare soluzioni che si adattino ai momenti critici della vita.
Sono sempre più frequenti, nei servizi territoriali, le richieste di genitori ed insegnanti che hanno a che fare con bambini “primi della classe” che mostrano difficoltà relazionali o comunicative, proprio perché è presente un dislivello maturativo tra la sfera intellettiva e quella affettiva, entrambi essenziali per un buon adattamento alla vita di ogni giorno; i due ambiti non vanno considerati distintamente, l’uno separato dall’altro, quanto piuttosto come due realtà che interagiscono e si integrano vicendevolmente. E’ importante insegnare agli educatori (genitori, insegnanti, animatori di comunità), agli operatori sociali e sanitari e ai bambini stessi, il riconoscimento delle proprie emozioni, disfunzionali e non, (paura, frustrazione nell’insuccesso, rabbia, gioia ecc.) durante le esperienze quotidiane. Inoltre la nostra mente lavora in continuazione seguendo degli schemi appresi soprattutto nell’ambiente familiare, ma anche nella scuola, nel lavoro, nelle amicizie. Spesso però questi schemi, causano un pensiero limitante e stereotipato che può condurre anche a degli stati di sofferenza in quanto non offrono degli spunti positivi e soprattutto alternativi riguardo alle proprie scelte di vita
Il progetto proposto ha come obiettivo anche quello di far vedere all’utente altre possibilità rispetto a quelle che gia conosce e che magari non sono soddisfacenti o più idonee.
Quanti dei problemi nevrotici e tragedie familiari che vediamo in ambito clinico hanno come eziologia l’incapacità del paziente di riconoscere le proprie emozioni edi esprimerle in modo adattivo?
Molti specialisti del campo socio-psicologico sono propensi a credere che alcune cause siano proprio da attribuirsi ad uno sbilanciamento nello sviluppo della personalità: l’enfatizzazione di alcune componenti dei processi maturativi accompagnata dall’inibizione di altre, comporta profondi conflitti di identità.
In particolare sono stati denunciati dagli specialisti alcuni aspetti meno curati di tale processo di crescita: l’area corporea, l’aspetto sensoriale delle esperienze, il mondo emozionale e degli affetti, la sfera relazionale ed il senso di appartenenza, il senso di responsabilità nei propri ed altrui confronti.
Si pensi, ad esempio, alla difficoltà sempre crescente degli adolescenti di oggi ad assumersi delle responsabilità, a rispettare le regole di convivenza civile, ad affrontare i problemi della vita, a procrastinare il soddisfacimento dei desideri. Per chi non ha imparato nell’infanzia ad affrontare la quotidianità e non ha raggiunto un adeguato sviluppo globale, il rischio della devianza è altissimo: si pensi alla droga, all’alcool, ecc.. che rappresentano per il ragazzo false soluzioni alle sue contingenti difficoltà.
Se si vuole avere come fine educativo quello di sviluppare appieno tutte le potenzialità e capacità di ogni singolo individuo, presupposti che sono presenti da anni nelle leggi della scuola dell’obbligo (legge 517 del ’77), e di prevenire molte difficoltà relazionali, psicologiche e sociali di bambini, adolescenti ed adulti, è necessario curare tutti gli aspetti sopra citati.
E’ come se il timore degli educatori di sbagliare ed il loro desiderio inconsapevole di essere perfetti, li porti a focalizzare la loro attenzione sugli aspetti più concreti della vita: si osserva una continua ossessione nel garantire una sicurezza fisica al bambino, per cui più che di cure affettive, gli educatori si focalizzano prevalentemente a prevenire qualsiasi circostanza di vita potenzialmente “pericolosa”.
I bambini hanno quindi perso la possibilità di giocare da soli in luoghi aperti, come il cortile, i prati che non sono più luoghi di vita di gruppo dove si impara a rapportarsi con i conflitti, i soprusi, gli amori, le proprie molteplici emozioni (gioia, rabbia, frustrazione, paura...). Oggi la costante presenza di un adulto che sorveglia, propone regole e tempi, non permette ai bambini di imparare a gestirsi da soli, delegando all’esterno la responsabilità di ciò che succede.
Anche a livello sensoriale e quindi corporeo le possibilità sono limitate e spesso le case, ed in particolare le camere dei bambini, diventano luoghi pieni di giochi “passivi”, “preconfezionati”, che simulano la realtà senza però averne la ricchezza.
C’è da dire che molti fanciulli ed adulti praticano invece un’attività sportiva, ma spesso in queste sedi non si insegna la consapevolezza del proprio corpo che è essenziale affinché si impari ad aver cura di sé stessi. Il corpo risente delle tensioni dell’anima, dà dei segnali importanti che ognuno di noi deve imparare a sentire se vuole realmente riuscire a “volersi bene”. Inoltre nella pratica sportiva si dà sempre più importanza alla sola competizione senza tener presente, né tanto meno sviluppare, la capacità di collaborazione, di rispetto reciproco, di spirito di squadra che permettono a tutti i partecipanti di esprimersi appieno.
OBIETTIVI
Il primo obiettivo di questo progetto, sia con il gruppo di alunni che con quello degli insegnanti e genitori, è proprio quello di impegnarsi a ritrovare le occasioni ed il piacere di fare esperienza per imparare a sentire e a riconoscere le emozioni viste come “energia raggiante” (Ngakpa Chogyam 1991) in modo pratico e giocoso. Abbiamo bisogno delle emozioni come abbiamo bisogno di respirare: entrambe le cose nascono da impronte indelebili nel programma bio-genetico che definisce l’esperienza umana. Le emozioni esistono, ed esistono come parte naturale del complesso umano tanto quanto i pensieri.
Spesso, anzi, si potrebbe dire quasi sempre, le emozioni sono riflessi distorti di tali energie perché noi ne soffochiamo l’espressione naturale stratificando ragionamenti mentali che hanno come scopo solo quello di spiegarci razionalmente ciò che sentiamo e stiamo vivendo al fine di rassicurarci (le emozioni non sono “pericolose” ed “instabili”!).
Con gli educatori, inoltre, dopo aver sperimentato in prima persona il “sentire” , è prevista in ogni incontro una parte teorica che ha lo scopo di far di loro stessi “formatori di educazione emotiva”. Sono infatti soprattutto loro, insegnanti e genitori, che quotidianamente stanno a contatto con i bambini e possono in ogni istante insegnare loro ad ascoltarsi e ad esprimere in modo creativo i propri vissuti.
Il percorso che vogliamo proporre all’interno del nostro laboratorio “creativo”, é quello di accompagnare le persone, attraverso la scoperta della semplice esperienza sensoriale e corporea (stimolando l’apparato olfattivo, tattile ecc.), affinché in quel preciso momento e proprio in quel momento, imparino ad essere totalmente se stessi, capaci di seguire il proprio respiro, consapevoli della loro presenze, dei loro pensieri, delle loro emozioni e azioni. Siamo ben consci di quanto sia difficile raggiungere questi obiettivi, ma poi perché ridimensionare già a priori delle potenzialità che potrebbero comunque esprimersi energicamente?
I laboratori “artistici” che proponiamo non hanno la pretesa di insegnare delle tecniche che formino degli artisti, ma hanno i seguenti:
· promuovere l’ascolto ed il riconoscimento delle emozioni;
· educare alle abilità sociali e relazionali con particolare attenzione alla collaborazione, all’ascolto, alla conoscenza reciproca, e alla condivisione;
· sviluppare le capacità di comunicazione attraverso il corpo e le arti creative.
METODI E STRUMENTI
Il presente progetto ha delle finalità prettamente psicologiche e si avvale dell’utilizzo di strumenti semplici e “genuini” che permettono all’utente di toccare con mano, di costruire, di esprimersi con naturalezza e spontaneità.
Gli obiettivi precedentemente presentati verranno realizzati attraverso laboratori creativi: un'aula dove i bambini e gli adulti avranno l'opportunità di sperimentare, volta per volta, sotto la guida di counsellor e psicologi, una delle tecniche artistiche indicate di seguito.
· Laboratorio espressivo-corporeo: esercizi di psicomotricità per individuare posture e mimiche in relazione a particolari stati emotivi; esprimere con il corpo stati d'animo; approccio e tecniche di rilassamento come mezzo per attenuare le reazioni negative connesse a forti emozioni.
· Laboratorio della sensorialità. Affinare tutti i sensi: il gusto assaporando particolari alimenti; il tatto modellando e manipolando creta; l'udito individuando e riconoscendo suoni e rumori della natura e dell'ambiente e ascoltando brani musicali; l'olfatto annusando vari cibi e prestando attenzione agli odori dell’ambiente naturale che ci circonda. Tutto questo per suscitare emozioni che verranno analizzate sul momento.
· Laboratorio grafico-espressivo: il disegno come proiezione di sé e come sistema per comunicare sentimenti.
· Laboratorio di attività psico-sociali: giochi di interazione, di simulazione e di ruolo dove, in un clima di “apertura” offerto dai vari laboratori, il terapeuta dovrà lavorare per favorire gli scambi, l’accettazione di sé e dell’altro, la volontà a superare difficoltà personali rivivendole in un’esperienza che arricchisce la propria vita e in cui il sentire, il comprendere e il comunicare diventano abiti mentali naturali e spontanei per stabilire una buona relazione interpersonale.
Per gli adolescenti e gli adulti è previsto uno spazio per rielaborare i vissuti sperimentati nel laboratorio.
Come già affermato, le attività proposte nei laboratori sono comunque esclusivamente finalizzate al raggiungimento degli obiettivi del presente progetto: sono solo tecniche per “far sperimentare emozioni”.
ARTICOLAZIONE
Utenza
Il progetto è indirizzato a gruppi di bambini, genitori e insegnanti.
I corsi per i bambini saranno poi strutturati in classi di età: 6/7 anni, 8/10 anni.
La suddivisione è data dallo sviluppo cognitivo dell’utenza: va da sé che i bambini di 6/7 anni non hanno raggiunto ancora il pensiero astratto; con loro si svilupperanno esclusivamente attività concrete. I bambini di età compresa fra gli 8/10 anni, invece hanno capacità astrattive maggiori e quindi con loro sarà possibile proporre attività ulteriori per poter raggiungere anche obiettivi più alti vista la loro maggiore consapevolezza mentale.
I gruppi di adulti potrebbero essere suddivisi in funzione delle diverse categorie di appartenenza (es. genitori, insegnanti ecc..) oppure in gruppi disomogenei.
Attuazione del progetto e tempi
Ogni gruppo sarà composto da una singola classe se il progetto è rivolto alle scuole. La durata del corso prevede 12 incontri a cadenza settimanale.
La durata d’ogni singolo incontro è di due ore. Il numero degli incontri potrebbe variare nel rispetto delle esigenze organizzative e finanziarie dell’istituto scolastico.
Ciascun incontro sarà condotto da 3/4 operatori a seconda del numero dei partecipanti.
STRUTTURA
Per tale attività sarà necessario un locale di circa 36 mq.
QUADRO ECONOMICO PER TIPOLOGIA DI COSTI
I prezzi indicati sono comprensivi di IVA.
Il numero degli incontri potrebbe variare nel rispetto delle esigenze organizzative e finanziarie dell’istituto scolastico.
Materiale di consumo
Descrizione Quantità / Costo unitario / Costo totale
Materiale di cancelleria:
Matite colorate in scatola
Album da disegno 10
Tempere da
Colla vinilica
Spago
Pennarelli
Gessi colorati
Cartoncini di vari colori
Maschere neutre
Cartoncini grandi
Spese per gli operatori
Figura professionale Quantità / Costo orario operatore / Costo singolo operatore Costo totale
CURRICULUM VITAE................
BIBLIOGRAFIA ESISTENTE..................
giovedì 22 maggio 2008
1 commento:
ho tentato di allegare gli opuscoli divulgativi, ma non ci sono riuscita. Se vi va di vederli, li trovate su google caricando il mio nome, cognome e psicologa. ho caricato tutto il progetto nei dettagli: magari anche nelle vostre regioni su può accedere a qualche bando. Un bacio..ci vediamo fra pochi giorni marcella
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