14° incontro
19/04/2008 mattina. Michele Cavallo
La giornata è dedicata alla narrazione partendo da come è costruita una STORIA, una FIABA.
Il modo in cui è costruita la storia è l’intreccio: ad esempio la narrazione può partire dal presente per poi riportare fatti del passato, per poi ancora tornare al presente. Invece i fatti raccontati sono la storia.
Il CORPO funziona come la storia: ci sono delle costanti che in pratica sono la struttura; per elencarne alcune, potremo citare le posture, il movimento, la tensione, la forma, la propria immagine corporea (anche se non si vede).
Nelle costanti ritroviamo delle parti che sono in relazione tra loro che portano a narrare quella specifica storia.
Oltre alle costanti, abbiamo le singolarità di ogni storia e quindi, se la storia può essere confrontata al CORPO, avremo delle singolarità anche nel corpo. Ogni segno corporeo ha il suo significato: umori, rossori, odori, sono tutte indicazioni che il C deve imparare a decodificare. Il corpo è LINGUAGGIO; il C ad esempio potrebbe utilizzare le foto di un U per costruire la sua storia e quindi scrivere la biografia del corpo dell’U a partire dalle funzioni dello stesso corpo (mangiare, dormire, defecare ecc…) e dai cinque sensi.
C chiede ai gruppi di proporre un ESERCIZIO di esperienza narrativa usando il corpo con le sue costanti come la postura, il movimento, le immagini; un gioco di massimo ½’.
· I proposta. U invita tutto il gruppo ad eseguire tre tipi di camminate: la prima rappresenterà il bambino, la seconda l’adolescente e la terza l’adulto.
· II proposta. U invita il gruppo a mettersi in cerchio: ognuno rappresenta un gabbiano. Uno alla volta volerà all’interno del cerchio, sorvolerà lo specchio d’acqua e appena avvista il cibo, si nutrirà e tornerà nel suo scoglio.
· III proposta. U invita il gruppo a formare con i corpi una galleria: la testa di uno appoggiata sulla spalla dell’altro che è davanti. Uno del gruppo attraversa la galleria e mentre lo fa, gli altri lo toccano con le mani. Il C invita l’U a riferire come si sentiva prima di entrare, durante e alla fine.
U: “prima di entrare mi sentivo un uovo di Pasqua”. C: “Allora sei un uovo che entra nei rulli per essere confezionato”. A chiaro che il C può dire solo cose che partono dal vissuto dell’U. In questo caso è buona la proposta del passaggio che porte l’U a vivere un percorso reale: galleria come percorso di vita.
C consiglia di proporre esercizi facili e semplici, magari usando qualche spunto importante come il tema della perdita. Infatti in molti casi tale esperienza è vissuta in modi totalmente diversi; per
alcuni è abbandono del corpo, rilassamento, per altri tensione, chiusura ecc.. C in molti casi deve stare attento a non strattonare chi vive la perdita come la chiusura, come abbandono.
14° incontro
19/04/2008 pomeriggio. Oliviero Rossi
Ci sono due modi per lavorare con le immagini: utilizzando immagini precostituite o proprio lavorando per creare le immagini.
Con gli adolescenti è buono proporre ad esempio la costruzione di piccoli racconti come dei fotoromanzi (utilizzando fotostory 3 e le foto). Oliviero ha proposto, ad esempio ad una classe delle scuole superiori la creazione di uno spot pubblicitario per un deodorante. Nel piccolo gruppo ognuno ha un compito (fare l’attore, lo scenografo, il tecnico dei suoni, il narratore usando le didascalie ecc…) e quindi tutti possono mettere del loro per una produzione finale che non è importante.
Ancora ad una classe si può proporre di creare del brevi filmati utilizzando la stessa macchina fotografica.
Altra possibilità montare un filmato alla fine di un laboratorio partendo dalle foto scattate. Il gruppo può partire da un particolare da filmare per poi passare al generale, o il contrario partire da un’inquadratura grande per poi passare al dettaglio.
Dopo un intensivo sul “partner ideale”, Oliviero ha fatto lavorare tre piccoli gruppi: il primo doveva produrre un video, il secondo un fotoromanzo ed il terzo una rappresentazione teatrale. L’importante è tutto ciò che entra in gioco nella produzione e chiaramente il risultato finale è la valenza meno importante.
Visione del film: Harold and Maude.
Giro di risonanze . Il C deve sempre far passare un messaggio al gruppo: “Chi vuole approfittare, né approfitti!”. C deve contenere tutti in modo diverso, tastare, misurare i partecipanti e decidere cosa proporre in base a ciò che sente.
Il film porta sempre proiezioni diverse ed è il pubblico che funge da contenitore di eventi. Quale forma ogni spettatore da a quel evento? In questo modo il film diventa di ogni singolo spettatore: il suo film. C fa il facilitatore del cambiamento di forma: aiuta a far diventare l’evento di tutti. In questo modo gli U propongono tanti nuovi eventi e tante nuove metafore e da queste, se ne possono produrre altrettante: alla creatività non c’è limite!
Vediamo il film: RIZA. Il C invita il gruppo a notare il lavoro del clown.
Giro di impressioni. Oliviero fa notare che il protagonista counsellor da ad ogni ragazzo la propria responsabilità. E’ vero che in questo caso “lui è uno di loro”, ma non occorre questo. E’ necessario farsi risuonare ciò che ti dà l’U e stabilire l’alleanza. Il C DEVE ESSERE UNO NEL/DEL
GRUPPO. Il clown propone un lavoro diverso da ciò che propone la ganghe; quest’ultima porta soldi, ma rende ricattabili e “oggetti”: infatti il capo ti dice cosa devi fare e tu puoi solo essere un soldato. Il clown propone un lavoro giocoso, un ruolo come soggetto pensante e libero di scegliere e di cercare il proprio piacere. Per quanto riguarda poi il creare l’alleanza con U, è importante che il C si ricordi che deve partire dalle risorse che possiede l’U. Ognuno è dio di se stesso, ognuno ha dentro se il padre spirituale e il C aiuta l’U ha scoprirlo e tirarlo fuori.
Da una parte la ganghe crea soldati, dall’altra il clown crea artisti. La ricchezza di ogni persona è la singolarità e l’obbedienza non la fa venire fuori. Così il C è un formatore che dà competenze per fare dei formatori competenti, autonomi e singolari.
Cosa fa il clown davanti alla rabbia di uno della ganghe? Invita gli altri a continuare la festa di compleanno facendogli passare questo messaggio: se andate a presso a lui, perdete il piacere. La punizione di chi vuole distruggere è il non far parte del divertimento. Il clown mette la sua competenza di saper creare all’interno di un gruppo che ha regole diverse: divertirsi, giocare, ballare, fare festa, rallegrarsi nell’essere se stessi.
Per creare all’alleanza, C mostra attenzione ed interesse verso l’emozione che l’U ci porta. Ad esempio l’U è arrabbiato. C :”ho come la sensazione che ultimamente sia stato difficile per te essere ascoltato”. C’è da tener conto che spesso la rabbia nasconde paura ed è sempre un tentativo di riempire un vuoto. C si sintonizza subito sul bisogno: all’interno di un gruppo, trova dei leader
naturali (ragazzi positivi) e fa in modo che questi si attivino a rilasciare ad altri ciò che hanno appresso, come dei virus che producono positività.
Nel lavoro del C esiste tutta una prima parte di intervista dove non sono tanto importanti le risposte, quanto che U cerchi le risposte stesse dentro di se e si ponga il problema.
ESERCIZIO
C divide il gruppo in due sottogruppi e da il mandato di decidere quali possono essere le domande essenziali per conoscere un nuovo U. Il sottogruppo deve inserire fra le domande anche qualcuna impertinente. 15’ per fare una traccia. C chiede chi è stato in ogni gruppo quello che ha partecipato di più e invita a filmare in esterno l’intervista proprio a chi si è maggiormente esposto. Altri 45’ di lavoro per realizzare anche il filmato. Si visionano i lavori e si lavora su come si sono sentite le varie persone. Per C tutto può essere spunto per lavorare anche il fatto che sia stata utilizzata la videocamera lateralmente. Tutto può produrre risonanze personali. Il video si può vedere al contrario; qualsiasi etichetta si metta alla produzione è comunque bibliografica perché è parte della persona che l’ha creata.
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