15° incontro
21/06/2008 mattina. Michele Cavallo
Ogni cosa rimanda al suo opposto: c’è qualcosa nell’esperienza umana che ha a che fare con la divisione. Il “C’E’” esiste se c’è il “NON C’E’”; il silenzio esiste se c’è il rumore.
Per fare un esempio, un U può portare come tema la mania della puntualità: quest’ultima nella sua vita assume la valenza di una padrona e tale polarità in un certo cliente, può prevalere proprio per la sua esperienza di vita. L’altra polarità l’ha rimossa.
A priori non c’è una polarità giusta o sbagliata.
Nel counselling NON SI TRATTA DI INSEGNARE AL CLIENTE IL RICONOSCIMENTO DELLA POLARITA’: infatti, ad esempio, il musicista lavora con entrambe le polarità del suono/silenzio e le conosce bene entrambe.
NELLA RELAZIONE D’AIUTO DOBBIAMO IN QUALCHE MODO CREARE UN OPERA: uno orienta e l’altro segue. Il C deve produrre un effetto nella relazione di aiuto utilizzando anche l’arte, deve produrre un cambiamento, mettere in mobilità, dare tre sensi al senso:
1. senso come significato o senso logico
2. senso come direzione
3. senso come sensazione
Un esempio può rendere più chiaro il tutto; se un cliente è fissato su di una polarità X, l’altra faccia è senz’altro rimossa. Allora il C deve produrre un cambiamento mettendo in mobilità l’U. Tale cambiamento deve AVERE UN SENSO LOGICO (1), cioè un significato. E’ presente un sintomo che in qualche modo ha portato un congelamento, un blocco. Il C deve fare in modo di rimettere in moto il motore che si è inceppato, che non riesce più a concatenarsi. Normalmente il cliente chiede al C di eliminare il sintomo che lo disturba, ma il primo atto in un intervento di counselling è quello di far in modo che l’U soggettivi e quindi veda dentro se di avere velato la polarità opposta.
Il secondo intervento del C è quello di ORIENTARE, DIREZIONARE: verso dove si va?
Il terzo intervento è il SENSO come SENSORIALITA’: l’U deve arrivare a godere, a capire cosa gli procura una soddisfazione interiore.
A quel punto può riallineare i tre tipi di senso e può trovare il punto di fuga.
DI COSA GODE L’UTENTE?
E’ questo il fine della relazione d’aiuto e non solo il cambiamento visto che, se così fosse, l’intervento non terminerebbe mai perché tutti siamo sempre in evoluzione.
L’allineamento invece porta la possibile chiusura: IL CLIENTE ENTRA IN RAPPORTO CON LA SUA CAUSA; SCOPRE QUELLO CHE RIMANE COSTANTE IN SE. E’ IL SUO RAPPORTO CON IL SUO MODO DI GODERE ed ogni cliente ha un suo unico modo per raggiungere il godimento.
Ad esempio c’è chi gode NELLA PERFEZIONE e non vede la PRESSAPOCHEZZA. Quando tale U fa qualcosa di preciso, si sente pieno, appagato.
(Io ho chiaro che mi attivo e sono gratificata quando MI SENTO ESSENZIALE, POSSO AIUTARE L’ALTRO. La mia scelta del lavoro, la mia pienezza dopo una giornata devastante, lego maggiormente con le persone che sento posso aiutare, mi distacco quando non mi sento più essenziale, anche la mia difficoltà a fare il cliente ora è chiara, il non riuscire a star zitta quando non sono io a fare il C. Non ho potuto essere essenziale con i figli, ho scelto di avere un cane, un giardino. Loro mi danno una senso di pienezza immenso: per loro sono essenziale e (solo ora me ne rendo conto) non possono ferirmi mollandomi quando a loro non servo più. Tutto è riallineato ed è tutto chiaro. Tanto dolore in una storia d’amore corrisposta solo perché non mi sentivo per lui più essenziale. Mi sono innamorata sentendomi necessaria, ma col tempo non ho più sentito quella stessa sensazione. In bocca al lupo anche a voi.)
Nel lavoro con l’U, C non deve fargli cambiare la polarità, ma è il cliente che deve arrivare A CAPIRE PERCHE’ GLI CONVIENE QUEL SINTOMO.
ESEMPIO banale: se U si sente il sedere pesante, C non deve fargli sperimentare che il suo culo può essere anche leggero, ma portarlo a capire a cosa gli è utile avere il sedere pesante.
C può lavorare sulle polarità utilizzando il corpo, può far utilizzare il corpo nell’esperienza delle polarità. Col corpo “C’è “ o “Non c’è”, trattenere/espellere, inspirare/espirare, movimento/staticità, chiuso/aperto, rigidezza/fluidità, leggerezza/pesantezza, attrazione/repulsione, contatto/distacco, velocità/lentezza, continuo/discontinuo, tirare/spingere.
ESERCIZIO
C può prendere una delle categorie e fare lavorare due U su questa. F spinge, R tira; poi si inverte. C può usare tutte le possibilità di questa polarità. Infatti entrambi i clienti possono tirare, entrambi spingere. Il gruppo osserva: anche da un piccolo gesto si possono capire delle piccole cose di chi esegue ma anche di chi osserva.
C invita i due clienti a dare una spiegazione semantica del tirare e dello spingere. E’ importante che sia chiaro al gruppo che un’azione cambia (ad esempio trascinare) a seconda del significato che gli da l’U. Noi possiamo vedere un cliente che tira un altro utente; il cliente che tira potrebbe essere un padre che porta il figlio alle giostre o un carabiniere che trascina un delinquente in cella ecc… E’ la scena che dà un senso.
ESERCIZIO
C invita i due clienti ad improvvisare una scena senza esplicitarla con le due polarità precedenti.
In un secondo momento li invita a riferire come hanno vissuto l’evento, cosa hanno sentito e pensato. Un giro anche per ascoltare cosa ha provato il gruppo.
Che risonanza ha per ognuno essere tirati o spinti? A priori tirare e spingere non significano niente, ma per ognuno hanno una specifica valenza.
Si può andare avanti facendo lavorare il gruppo su tutte le polarità che emergono.
ESERCIZIO
C divide il gruppo in due. Ogni persona sceglie la polarità che sente in quel momento più vicina e poi il nucleo improvvisa una rappresentazione teatrale con ciò che ognuno ha portato.
Il mio gruppo sceglie: leggero/pesante, contatto/distacco, trattenere/espellere e per tutto la scena utilizziamo la polarità lentezza/velocità.
Il C aiuta l’U a fare un atto creativo per ritrovare un godere che l’orienti nella sua vita.
22/06/2008
Ci si divide in due sottogruppi ed ognuno ha il mandato di scegliere una linea di conduzione per un intervento di counselling rispetto ad un problema concreto proposto da Cr (ipocondria). R si presta a fare il C e gli altri del sottogruppo lo aiutano nella conduzione.
Lavorando sul tema proposto, si cerca la polarità predominante strutturando un colloquio sino a far produrre a Cr un atto creativo che possa “essere per lei di godimento risolutivo”.
Si presentano i lavori a tutto il gruppo.
Cosa hanno provato i clienti durante tutto l’intervento?
Cosa hanno provato gli altri?
ESERCIZIO
Scheda di ascolto musicale.
C porta il gruppo al rilassamento corporeo. Fa ascoltare in sequenza tre brani di circa 1 minuto l’uno. Poi invita gli U a riempire una scheda prestampata.
Una volta terminata la fase dell’ascolto e di prima produzione scritta soggettiva, C invita tutti a scrivere un racconto utilizzando ciò che ognuno a prodotto, ma invertendo il materiale raccolto.
Si leggono le storie.
In gruppo: cosa c’è di autobiografico nella nostra narrazione?
C chiede ad uno del gruppo qual è la storia che ha sentito più vicino alla sua e in questo modo crea delle coppie che, partendo da tutto ciò che si è prodotto con l’ascolto dei brani, inventano una Scrittura Scenica che contenga tutte le battute degli attori, i loro movimenti, gli spazi dove si svolgerà la rappresentazione ecc… Il prodotto deve contenere tutto ciò che verrà rappresentato. Questo vuol dire che se fra un tot tempo si decide di mettere in scena lo stesso lavoro, chi lo farà, nella scrittura scenica deve trovare tutto ciò che gli serve (si possono usare simboli, cartine del palco ecc…). La performance deve durare circa 3’.
Si vedono tutti insieme i lavori prodotti e si esplicitano i propri vissuti.
martedì 15 luglio 2008
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