venerdì 7 novembre 2008

11/12 ottobre 2008
Lezione di musicoterapia con Paola Quattrini.

La musica terapia può essere vista come una strada per esprimere emozioni, vissuti.
Non la presenterò come recupero dell’esperienza inconscia o del passato; è molto utile con i bambini e con U portatori di gravi handicap fisici
Tutti noi abbiamo una memoria sonora già dalla vita intrauterina; il suono viene percepito tramite tutto il corpo, dalla nostra pelle visto che abbiamo recettori neurologici su tutto il derma. Pensiamo a Beethoven che era sordo eppure componeva in quanto riusciva a percepire le sue creazioni come vibrazioni corporee.
Il C non deve mai dimenticare che l’U ha una memoria sonora propria e che non è detto che egli stesso ne sia consapevole.
Esempio: un caso di un bambino ospedalizzato per lungo tempo alla nascita; quando i piccoli piangevano, le infermiere utilizzavano i carillon. Se da grande un U ha nella propria memoria sonora un ricordo di questo tipo, può avere degli effetti devastanti per lui riascoltare tale suono.

Fare musicoterapia non vuol dire produrre musica o suonare con l’U, così come per le arti terapie: l’importante non è il prodotto finale ma il processo.
C’è una sollecitazione diversa sul corpo a seconda della frequenza del suono; ad esempio le frequenze gravi risuonano prevalentemente nella zona addominale. Suoni con frequenze alte, risuonano nella parte superiore del corpo.
Si è anche visto che suoni con frequenze gravi sono molto utili per soggetti ad esempio iperattivi e con problemi di attenzione. Per fare un esempio si può utilizzare il ritmo del tamburo che ha suoni gravi, associato al massaggio addominale con questa tipologia di problemi.
Invece con i bambini portatori di tetraparesi bisogna lavorare sulla respirazione; quindi ad esempio il fisioterapista potrebbero con tali soggetti far in modo che usino la voce e l’apparato addominale.

Quando un C si trova davanti ad un U, deve prestare attenzione al tipo di voce che ha: bisogna sapere ascoltare le voci.
Una persona paurosa (utilizzando l’eneagramma il tipo 6) ha un’incongruenza fra la grandezza fisica e la voce sottile; vale anche il contrario, una persona piccola può avere una voce grossa.
La voce ci fa vedere i punti deboli dell’U, dove C può intervenire. Ed è proprio questo il fine della musicoterapia: intervenire per dare un aiuto ad un U utilizzando i suoni.
Chi non è musicoterapeuta è meglio che adoperi la musica come animazione.

Gioco
Al centro della stanza sono stati posizionati diversi strumenti musicali di vario tipo. Ognuno prende quello che preferisce, si cerca un luogo isolato dell’ambiente è inventa una sequenza di suoni. La riproduce come meglio gli aggrada.
Poi ci si mette in coppia e si dialoga con gli strumenti riproducendo la propria composizione: prima uno della coppia propone il suo pezzo e l’altro ascolta, poi si invertono i ruoli. Al termine di questa conversazione si fa un piccolo brainstorming di ciò che si è provato sia suonando, sia ascoltando e creando.
La stessa condivisione si fa poi con tutto il gruppo.
Gioco
Formiamo gruppi di 3 (perché il gruppo oggi è composto da sei persone): a turno un U diventa un tamburo e gli altri due lo usano come strumento da percussione stando attenti ad aver rispetto di chi si presta come strumento. Poi si cambiano i ruoli.
In cerchio brainstorming.

STORIA SONORA DELLA NOSTRA INFANZIA. BIOGRAFIA SONORA
Ognuno degli U scrive i ricordi che ha a livello sonoro della propria vita. Il C. non da regole su come farlo, ognuno scrive come meglio desidera.
Un U sceglie fra i componenti del gruppo da chi vuol farsi leggere la propria biografia sonora. Gli altri ascoltano. Chi ha composto il pezzo appena letto, leggerà quello del compagno e via di seguito.
Al termine chi vuole può condividere i propri vissuti dell’esperienza appena fatta. Che effetto ti ha fatto ascoltare la tua storia letta da un altro? Che effetto ti ha fatto leggere la storia dell’altro?

C invita il gruppo a sonorizzare i quattro elementi: acqua, aria, fuoco e terra. Ad ogni elemento deve far corrispondere un suono prodotto o da uno strumento, o dalla voce, o dal nostro corpo, ecc. E’ un lavoro individuale. Quando il C indica di sonorizzare l’acqua, ogni U riprodurrà contemporaneamente il suono da lui associato.
Il gruppo osserva e se vuole riferisce quello che ha provocato e quello che ha provato durante l’esperienza appena vissuta.
In un secondo momento C propone di riprodurre il suono dell'aria come se fosse un uragano, l'acqua come se fosse una tormenta o comunque come suono amplificato, la terra come se fosse un terremoto o uno spostamento del terreno, il fuoco come se fosse un incendio, un vulcano. C. invita il gruppo ad interrompere la rappresentazione d'improvviso.
Per il conduttore è molto importante osservare chi riesce a stare nel silenzio, chi invece ha bisogno di parlare.
A volte è molto utile una seconda improvvisazione dopo la prima perché gli U spesso nella prima esecuzione non riescono a lasciarsi andare ed allora la II rappresentazione può portare a qualcosa di molto più fertile, più intenso, più profondo.

Gioco
C invita due del gruppo a prendere due strumenti a percussione che avranno il compito di dirigere, prima l'uno poi l'altro, esecuzione. In un II momento daranno il ritmo a tutto il gruppo che si unirà all’improvvisazione. Altri due U potranno utilizzare strumenti a fiato o anche la loro stessa voce.
Brainstorming.
Cosa ti è piaciuto di più? Accompagnare, dirigere ecc.
Anche in questo caso il C è bene che osservi chi riesce ad improvvisare, chi ha paura di sbagliare, chi segue perfettamente il compagno, chi ha sentito troppa responsabilità nel condurre ecc. E’ logico che se un U ha un censore esterno o interno, farà molta fatica a lasciarsi andare durante l'esecuzione. In questo caso è bene dire “bisogna sapersi godere le cose”.

IMPROVVISAZIONE
Lavoriamo con la voce.
Per molte persone è molto ansiogeno un lavoro di questo tipo; pertanto è meglio iniziare invitando il gruppo a chiudere gli occhi di modo che nessuno possa preoccuparsi degli altri. Gli U devono assumere una posizione comoda (ad esempio quella Yoga del loto); la colonna vertebrale deve essere dritta e per capire se abbiamo assunto una posizione corretta, basta ascoltare con la mano se le vertebre cervicali vibrano emettendo il suono.
E’ molto importante non sforzare le corde vocali perché è possiamo procurarci degli edemi. Se dopo gli esercizi ci capita di perdere la voce, è bene non sforzarla per un po'.

IMPROVVISAZIONE
Ogni partecipante emette senza nessuna regola i suoni che vuole nella maniera più piacevole.

IMPROVVISAZIONE
Nella musicoterapia il C invita l'U a scegliere uno strumento e di seguito anche lui ne prenderà uno dello stesso tipo: se l'U ha preso uno strumento a corde, il C farà altrettanto. Il paziente è invitato a suonare ciò che vuole pensando o individuando una problematica che in quel momento sta vivendo; il C inizialmente ascolta cosa sta comunicando l'altro, come si propone, e poi gli risponde seguendo inizialmente la sua trama narrativa. C deve prestare molta attenzione e concentrazione al lavoro che sta facendo, non deve lasciarsi prendere la mano da quello che vuole fare lui, ma deve in un primo momento saper ascoltare, seguire l’U accompagnandolo e memorizzare ciò che fa. C deve rimanere perfettamente attento. In pratica prima segue e poi, con molta delicatezza e in maniera soft, sempre ascoltando la reazione dell'U, propone un cambiamento alla esecuzione. Dà all'altro delle alternative nelle scelte: se il suono prodotto è molto ripetitivo, pian piano aggiungere qualche novità.
Questo è un chiaro modo per far intravedere all'altro altre possibilità nella vita. Se U è sempre diverso quando esegue i suoni, C può proporgli qualcosa di più cadenzato.
Tutti in gruppo brainstorming.

Secondo Laura non si lascia mai un utente nella “merda” nel senso che se C porta a fare incazzare U, deve anche dargli una mano per arrivare alla consapevolezza.
E’ anche importante ricordarsi che il paziente fa quello che vuole perché paga. Il C deve essere a sua disposizione anche se non necessariamente deve dare quello che l'U chiede.
Un genitore che pretende che figlio faccia tutto quello che vuole lui, non è un buon genitore; è chiaro che vale anche il contrario.
L'uso dello strumento non ha valenze e morali quindi è molto fertile con i disturbi psichiatrici e psicologici così come nel counselling.

A volte C può usare anche il corpo per coinvolgere l'U ma sempre considerando bene come può reagire. Ad esempio qualche terapeuta fa sedere pazienti gravi sul pianoforte per fargli sentire le vibrazioni col corpo stesso. Questo può essere fatto anche con i non udenti.

Il corpo ha dei ritmi naturali, come il respiro, il battito cardiaco, ecc.. Quindi tutti sappiamo seguire un ritmo e va rassicurato chi sostiene di non poter o di non essere in grado di suonare un tamburo o le maracas o la stessa propria voce. Infatti basta che l’U inizi ha recuperare il proprio corpo.

Il bambino fortemente problematico è meglio seguirlo da solo perché si possono attivare molti problemi: ad esempio si un U non riesce a controllare la salivazione e durante il lavoro può sbava continuamente, può creare disgusto nei bambini che sono in terapia con lui. Questo potrebbe essere devastante per il primo e quindi peggiorare la situazione.

Quando invece si lavora con bambini che hanno subito violenze sessuali, è meglio non usare la musica, ma lavorare con l'immagine, il disegno.

Gioco. DOMINO SONORO
Il gruppo si dispone in cerchio uno a fianco all'altro. Un volontario lancia un suono e quello che è seduto di lato ripete questo suono e passa un nuovo suono al compagno affianco che farà a sua volta solo l'ultimo suono del compagno affianco e ne inventerà un altro per l'U vicino.
Quando qualcuno del gruppo é stanco, prenderà una campanella posta al centro del gruppo e la suonerà.
Brainstorming

Gioco
Ogni utente fa una piccola composizione da solo e poi trova un compagno con cui far coppia e di insieme cercano di produrre una terza composizione utilizzando le loro due.
Fatto questo due coppie si uniscono e cercano nello stesso modo di mettere insieme le due composizioni finali.
Per terminare si può produrre un'unica composizione se si vuole scegliendo un tema: alla fine si potrà registrare e riascoltare il lavoro creato.
Il C. osserverà come i singoli utenti si propongono e si muovono nel rapporto di coppia, di gruppo ecc.
Brainstorming

IMPROVVISAZIONE
Lavoriamo con la voce. Proviamo a riprodurre alcuni suoni che utilizzano le popolazioni della Mongolia. È una tecnica particolare per cui, mettendo la lingua bassa e tenendo il palato morbido come se si sbadigliasse o vomitasse, le vocali che andremmo ad emettere, producono contemporaneamente due suoni. È importante affinchè si riesca ad ottenere gli armonici, esercitarsi parecchio per capire come mettere la lingua e aprire il palato.
Alcune persone utilizzano questo sistema per aprire i “chakra.”
Provare ad emettere la vocale “E” come se fosse un belato.
Esiste un'altra tecnica molto più complessa dove si posiziona la punta della lingua appena appoggiata nel palato. Per emettere il suono in questo secondo modo bisogna spingere di più con la voce. Ognuno da solo deve trovare l'armonico per poi imparare a seguirlo.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Aggiungo la bibliografia su musicoterapia invatami da Laura:

Psicologia

Canestrari R. Psicologia generale e dello sviluppo Bologna, CLUEB,
Ajuriaguerra J. , Marcelli D.- Psicopatologia del bambino Milano,…, Masson, 1989
Bergeret, J. Psicologia patologica Milano,…,Masson, 1990
Hall C., Lindzey G. Teorie della personalità Torino, Boringhieri, 1976
Metzger W. I fondamenti della psicologia della Gestalt Firenze, Giunti Barbera, 1971

Neuropsichiatria infantile

Mastrangelo, Manuale di neuropsichiatria infantile

Musicoterapia

Macdonald Crithcley Henson R.A. La musica e il cervello Padova, Piccin, 1987
Sloboda John A. La mente musicale Bologna, Il Mulino, 1985
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Barrytown,NY, Station Hill, 1990
Wigram, T., Saperston, B., West, R., a cura di The Art and Science of Music Therapy: a Handbook Amsterdam, Harwood Academic Publishers, 1995
Jaques-Dalcroze E. Il ritmo, la musica e l’educazione Torino, ERI, 1986
Orff, G. Musicoterapia-Orff Assisi, Cittadella Editrice, 1993
Alvin, J. Musicoterapia
Benenzon, R.O. La nuova musicoterapia Roma, Phoenix, 1997
Bruscia, K E. Definire la musicoterapia Roma, ISMEZ, s.d.
Lecourt, E. La pratique de la musicothérapie Paris, Les Editions, 1977
Nordoff,P., Robbins,C., Music Therapy N.Y., John Day, 1977
Scardovelli, M. Il dialogo sonoro Bologna, Cappelli, 1992
Cremaschi Trovesi, G. Musicoterapia, arte della comunicazione
Roma, Edizioni Scientifiche Magi, 1996
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Tomatis, A. Nous sommes tous nés polyglottes Paris, Fixot,1990
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Piatti,M., Postacchini, P. a cura di Musicoterapia:esperienze e riflessioni
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Schalkwijk, F.W. Music and people with Developemental Disabilities
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Piatti,M., a cura di Handicap e musica:educazione e terapia
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Firenze, LoGisma ed., 2001
Rossi Pritoni, L. La musicoterapia:Implicazioni cliniche e psicopedagogiche Tirrenia (Pi), Edizioni del Cerro, 1992
Manarolo,G., Borghesi, M., a cura di Musica & Terapia Torino, Cosmopolis, 1998

Sandra Poli ha detto...

Ora ci sono anche io .......
non più anonima